Caroline Pagani porta avanti il testimone del fratello Herbert

All’Auditorium Parco della Musica un omaggio all’arte senza tempo di un grande artista scomparso troppo presto

di Maria Laura Pala

Al mio fratellone Herbert. La tua sorellina Caroline. Avrebbe potuto essere questo il sottotitolo di “Per amore dell’Amore. Hebert Pagani: musica, poesia, arti visive”, lo spettacolo che Caroline Pagani ha portato in scena lo scorso 1 marzo all’Auditorium Parco della Musica “Ennio Morricone” di Roma. L’interprete, dotata di una versatilità sorprendente, ha presentato nel Teatro Studio Borgna di via de Coubertin un tenero e commovente omaggio al fratello, scomparso troppo presto all’età di quarantaquattro anni per una leucemia fulminante.

Arti diverse che si intersecano in una multimedialità che, seppur scontata oggi, non lo era quarant’anni fa, quando Herbert Pagani anticipava i tempi senza esser compreso: Caroline ripercorre, con una delicatezza che solo un amore smisurato può dare, la vita del fratello, artista poliedrico e talentuoso in grado di spaziare dalla musica alla pittura quasi avessero la stessa voce: “Perché voglio disegnare in diretta sul cuore delle persone; perché sono felice solo quando sono tra la gente”, rispondeva il “cantapittore” – così era stato soprannominato – a chi gli chiedeva perché dipingesse e cantasse.

“Per amore dell’Amore” è un girovagare tra i ricordi: accompagnata dalle note del pianoforte di Giuseppe Di Benedetto, con lei in scena per tutto lo spettacolo, la sorella del cantautore racconta Herbert e il suo amore per la vita, per l’arte e per la libertà; svela, da un punto di vista privilegiato, l’anima più profonda sia dell’artista che del fratello. “L’artista è una persona a cui l’affetto non basta mai – recita, facendosi portavoce delle parole del suo stesso sangue – Una persona che ha bisogno di dialogo”.

Un pacifista convinto, ecologista e femminista; un poeta che faceva riflettere sull’amore e sulla morte; un visionario ferito dalla mancanza di amore e approvazione da parte della famiglia: Herbert Pagani esorcizzava sul palco la sofferenza che si portava dentro, trovando, in quelle mani che “non potendo abbracciare stringono mille volte il vuoto”, il calore che gli mancava. “I nostri genitori ci avrebbero voluti dritti, come pioppi della Pianura Padana – dice Caroline, padrona indiscussa della scena per quasi un’ora e mezza – Ma noi crescevamo come glicine attraverso le inferriate”. Il ritratto che ne esce fuori è quello di un artista poliedrico, eclettico, antesignano di tante battaglie che, incapace di sottostare alla censura impostagli nel nostro Paese e alle dinamiche commerciali delle case discografiche, preferisce trasferirsi in Francia.

Oggi Caroline Pagani fa molto più che ricordare l’arte del fratello e il suo pensiero: nel far rivivere i suoi testi e le sue creazioni, con bravura e passione, impeccabile nelle interpretazioni, porta avanti anche le battaglie lasciate inconcluse, sconfiggendo quella censura che aveva cercato di silenziarlo e offrendo alle generazioni successive la possibilità di scoprire un artista fuori dal tempo e dagli schemi.

Nell’ultima foto proiettata sullo sfondo prima degli applausi finali si può cogliere tutta la grande eredità passata alla più giovane dei due Pagani: “Alla mia sorellina Caroline. Il tuo fratellone Herbert”.

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