Giuseppe Coppola porta in scena il lato dark di Giacomo Leopardi

In Darkmoon di Matteo Fasanella il poeta dell’Infinito trova la luce nei suoi lati più oscuri

di Maria Laura Pala

In Darkmoon, opera scritta e diretta da Matteo Fasanella, è il giovane Salesio, un Leopardi nuovo e mai visto prima alle prese con il proprio lato più oscuro; fuori dal palco, è un ragazzo timido e introverso che ha trovato nel teatro “il modo di dire la cosa giusta al momento giusto”, come lui stesso ha confessato.

Giuseppe Coppola, nato in un piccolo paese in provincia di Napoli, non ha dubbi sul potere salvifico delle arti: “Posso dire che, in qualche modo, il teatro mi ha salvato – afferma – Oggi non faccio più il girotondo da solo”. E il merito è, ancor prima del palcoscenico, della madre: “Ero un bambino timidissimo, poco incline alle relazioni – racconta – Lei aveva fatto teatro a livello amatoriale e, compiuti i sei anni, decide di iscrivermi a un corso. Così, terrorizzato, mi ritrovo su un palco, scoprendo poi di volerci tornare per sempre”.

 La stessa necessità che il poeta dell’Infinito aveva di sfogare il proprio tumulto interiore nella poesia e che sarà protagonista della pièce in scena al Cometa Off di Roma dal 19 al 23 marzo: “Nello spettacolo si parla principalmente di poesia – continua Giuseppe – Ma per quanto mi riguarda, è il bisogno di trovare sfogo nell’atto artistico in generale. Nel teatro, per esempio, c’è qualcosa di mistico che va oltre l’umana comprensione. Per me è quasi una sorta di religione, una dimensione in un cui riesco a ridere o piangere per qualcosa che non esiste. Diventa un rituale sacro, anche con la consapevolezza di fare un qualcosa di completamente finto”.

Dopo il liceo e tanti piccoli ruoli diversi in diversi spettacoli, l’attore campano si trasferisce a Roma e si iscrive all’Accademia Internazionale di Teatro: “Mi sono laureato nel 2021. Da allora ho iniziato a fare provini, raccogliere contatti e lavorare più o meno stabilmente, anche se per fare questo lavoro è necessario incastrare più cose insieme – racconta – È un mondo che mi dà grande soddisfazione, a prescindere dai palchi sui quali mi esibisco. L’emozione è sempre la stessa e il cuore batte allo stesso modo. Fino a quando ci sarà quel fremito un attimo prima di cominciare potrò dire di fare il lavoro migliore del mondo”.

Con Darkmoon Giuseppe si mette ulteriormente in gioco: “Prendere parte a questo spettacolo è stata una nuova crescita – spiega – Vengo da studi a tutto tondo per quanto riguarda la recitazione, ma uno spettacolo così non lo avevo mai affrontato. È molto particolare, va a toccare delle corde estremamente intime che avevo in qualche modo sollecitato sempre sotto protezione, in accademia, ma mai da professionista. È una messa in scena un po’ fuori dagli schemi e per me è stata una bella sfida.”

 L’opera di Matteo Fasanella è un viaggio introspettivo nell’animo di ciascuno. “Si parla di crescita e di arte, ma anche di metamorfosi, cambiamento e trasformazione. Si affronta il passaggio del tempo e il come questo possa influire sulle relazioni, in particolare quelle familiari, tra fratelli. Si parla del rapporto che ognuno di noi può avere con l’arte e cosa questa rappresenti. Il mio personaggio – spiega l’attore – vive da un lato l’arte come un peso e dall’altro come una catarsi. Una duplice connotazione dell’arte che viene vissuta anche dallo spettatore nell’assistere allo spettacolo: da una parte avverte un peso, dall’altra una redenzione, una catarsi”.

Una sfida impegnativa non solo per l’originalità dello spettacolo ma anche per il peso del personaggio: “Sono Giacomo Leopardi, anche se nella drammaturgia si è scelto di utilizzare un altro dei suoi nomi, Salesio. Quando devi interfacciarti con figure di questo tipo non puoi affrontarle pensando a quello che hanno rappresentato – precisa Giuseppe – Ho, sì, la stessa età che aveva il poeta nell’anno in cui è ambientata la storia, ma devo prenderlo come un ragazzo venticinquenne che viveva le stesse emozioni che potrei vivere io, pur con un background molto diverso dal mio. Per riuscire a interpretarlo sono partito direttamente dalla pancia, dal cuore, lasciando perdere le elucubrazioni mentali; ho iniziato dal sentirlo vicino a me, senza vederlo come un mostro sacro, pur rispettando ciò che rappresenta per la letteratura non solo italiana”.

Quella che viene offerta in Darkmoon è una lettura più profonda del personaggio leopardiano: “Si esalta il fascino del non detto, la ricerca di se stessi – spiega Giuseppe Coppola – C’è un incubo che lo tormenta senza riuscire a dargli spiegazione e il celato è quanto di più affine alla poesia ci possa essere. In questo Leopardi è dark, nei vuoti che cerca di riempire e che abbiamo più o meno tutti, demoni comuni. Sono ancora giovane ma ho capito che, a volte, celarsi o reprimere ciò che abbiamo dentro non porta assolutamente a nulla. È preferibile lasciar fluire, sempre nel rispetto di chi c’è intorno. Inutile cercare di tenere i propri demoni buoni perché non resteranno tali; tanto vale cercare il modo migliore di incanalare questo flusso energetico. E Leopardi, nel suo pessimismo, è in realtà un grande ottimista, fuoco ardente”.

Con la sua sensibilità e capacità di guardarsi dentro, Giuseppe Coppola fa presagire un Giacomo Leopardi moderno, coraggioso e rivoluzionario, fiume in piena di emozioni. Non solo dark, ma anche rock nell’affermare che “la poesia è molto più necessaria della scienza”.

(foto di Agnese Carinci)

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Darkmoon, scritto e diretto da Matteo Fasanella. Con Giuseppe Coppola, Niccolò Berti e Sabrina Sacchelli.

Al Cometa Off dal 19 al 23 marzo (merc – giov – ven ore 21; sab ore 19; dom ore 18)

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