In scena fino a domenica 16 marzo al Teatrosophia di Roma lo spettacolo della Piano Zero Teatro con Gabriele Cantando Pascali e Tiziano Di Sora
di Maria Laura Pala

Di salmoni che risalgono la corrente per istinto naturale; di sincronicità e predestinazioni a cui è inutile tentare di sfuggire; di vita, morte e amore: l’opera scritta e diretta da Valerio Palozza è un concentrato di umanità diverse in cui è facile ritrovarsi e difficile non riconoscersi.
Come un salmone, messo in scena dalla Piano Zero Teatro, arriva secco e diretto alla bocca dello stomaco, un colpo di pistola sparato a bruciapelo: i personaggi di Alfio e Luca, vivi e reali grazie alla bravura indiscutibile di Gabriele Cantando Pascali e Tiziano Di Sora, si raccontano l’un l’altro, in un viaggio suburbano nella parte più underground della propria anima. In fuga chi dai fantasmi che lo accompagnano e chi dal bisogno di vendetta, si ritrovano, per il gioco amaro delle coincidenze, nello spazio neutro di una chiesa sconsacrata, a tu per tu con il destino che, come il banco, vince sempre.

Due panche, una sedia e una croce rovesciata posata su due sanpietrini: non serve altro, insieme al disegno luci della PZT, per rendere le scenografie di Cecilia Sensi evocative dello spazio non solo fisico ma anche e soprattutto emotivo in cui fluttuano i due personaggi.
Alfio è un noto sicario della malavita romana, esausto degli scheletri che si porta appresso e del nome – Boia – che non si è mai scelto; Luca – er Cane – in quel mondo ci è capitato e vuole solo andarsene via, lontano, “fin dove quel dolore lo segue”. Ma i due finiranno per scoprirsi più legati di quanto avrebbero mai creduto, irreversibilmente.
Il testo di Palozza va ben oltre il freddo racconto di uno spaccato criminale: lo spettacolo in scena al Teatrosophia di Roma fino a domenica 16 marzo è un’opera coraggiosa e forte, cruda nei sentimenti che decide di raccontare. Protagonista è l’Amore puro, quello che supera le convenzioni, le sovrastrutture imposte o i doveri: come i salmoni che sanno quale fiume ripercorrere per portare a compimento ciò per cui sono nati, così Alfio e Luca conoscono la strada da seguire per essere se stessi.
I due personaggi si svelano nelle magnetiche coreografie di Valerio Villa, espressione massima della tensione emotiva di cui lo spettacolo è intriso: con una sensibilità fuori misura, Gabriele Cantando Pascali e Tiziano Di Sora regalano due interpretazioni toccanti e commoventi che portano il pubblico a voler quasi proteggere Alfio e Luca, tifando per loro.
Nonostante il legame profondo creatosi tra Alfio e Luca, Come un salmone non è il racconto di un sentimento omosessuale: “È stato messo in scena l’amore, in alcuni casi sublimato, in altri vissuto in maniera consapevole – precisa Gabriele Cantando Pascali – Chiunque potrebbe identificarsi in quelle due anime.” Come lo stesso regista riconosce, facendo dire al personaggio di Alfio che “il cuore frega sempre”.
“L’idea di Come un salmone nasce da un intreccio di pensieri – spiega Valerio Palozza – È un testo che ho scritto in cinque anni e che si sviluppa intorno a un contesto altalenante, proprio come i salmoni che sono in grado di vivere sia nell’acqua dolce che in quella salata, preferendo vivere in mare per la sua vastità per poi tornare, alla fine, poco prima di concludere la propria esistenza, al fiume. Ho costruito due personaggi profondi che devono essere fatti uscire ancora di più”.
Due personaggi diversi sia caratterialmente che per età, quasi opposti nell’approcciarsi alla vita e alla morte, ma che diventano complementari: “Interpretare Luca è stato impegnativo – racconta Tiziano Di Sora – Sentendolo vicino per età ed esperienze avevo paura di metterci troppo me stesso e lavorarci sopra non è stato facile, anche se bello”.
E come Alfio si rapporta al vissuto diversamente da Luca, così Gabriele vive diversamente il suo personaggio rispetto a Tiziano: “È lontanissimo da me – dice – Io vengo da una forma di teatro comico, così come nella quotidianità. Valerio mi ha dato la possibilità di mettermi alla prova in un ruolo che non mi apparteneva, studiandolo dall’esterno anziché cercarlo dentro di me”.
Uno spettacolo non semplice che smuove gli animi e riecheggia nella testa, graffiando il cuore di chi lo guarda.
(foto di Federica Dori)
©Riproduzione riservata

