UTurn, un brand per educare all’emotività

Venerdì 4 aprile alle ore 21 a Roma, in via Campo Barbarico 80, una grande festa contro le discriminazioni in nome del rispetto della diversità

di Maria Laura Pala

La normalità è un concetto sopravvalutato e Barbara Locci, responsabile dell’Associazione di Promozione Sociale “Assipromos”, lo sa bene, impegnata da anni nella difesa delle diversità e nella lotta contro le discriminazioni: “Non è possibile parlare di normale perché non esiste – afferma – Si tratta di un concetto sbagliato, un volersi mettere sul piedistallo e dichiararsi migliori degli altri”.

Ecco perché, dopo aver dato vita a 47 sfumature di arcobaleno, progetto dedicato alle famiglie con figli con sindrome di Down, ha deciso di far nascere UTurn, consapevole della necessità di una urgente inversione di marcia nella società: “Voglio sensibilizzare su concetti semplici su cui, forse, non ci si focalizza abbastanza, troppo presi da una vita che corre velocemente perdendosi nell’individualismo – dice – Non c’è più il contatto con l’altro, non c’è più empatia”. E per richiamare tutti all’attenzione reciproca ha deciso di servirsi di uno dei linguaggi universali per antonomasia, quello della moda: “Ho pensato che il modo migliore di portare in giro un messaggio fosse quello di indossarlo – racconta – Così ho pensato di creare una linea di otto felpe su cui far stampare altrettante frasi che colpissero e facessero riflettere chiunque le leggesse. Ho creato il logo, ho scelto le parole e le ho mandate in stampa. Per questo è nato UTurn: voglio far riflettere sulla interiorità di ognuno perché prima di cambiare il modo in cui si guarda il mondo fuori bisogna modificare quello con cui ci si scruta dentro”.

Per cogliere a pieno la potenza dell’impegno di Barbara è sufficiente recarsi ogni giovedì pomeriggio a via Campo Barbarico 80, tra via Appia Nuova e via Tuscolana, e varcare l’ingresso di Pinispettinati, dove chiunque, nel cuore di una vecchia zona industriale ormai dismessa, può sentirsi a casa. Ed è qui, in un luogo che per tante famiglie significa ormai serenità, che ha deciso di presentare ufficialmente, venerdì 4 aprile, la sua nuova iniziativa attraverso una sfilata contro ogni forma di discriminazione: “UTurn non vuole essere solo un progetto – precisa l’ideatrice e l’organizzatrice – Aspira a diventare un movimento in grado di cambiare la percezione culturale della diversità. Da circa un decennio mi occupo di sociale e creo progetti in favore di quelle persone costrette ai margini della società”.

Ogni impegno portato avanti da Barbara è stato per lei occasione di arricchimento, prima nei centri di accoglienza, poi in quelli antiviolenza: ha sempre lottato affinché il meno noto smettesse di fare paura. “Ciò che ci rende diversi è la nostra vera forza. Quello che voglio fare attraverso le mie felpe è mandare un messaggio, un manifesto che invita a essere più accoglienti, a non avere paura. Ogni volta che noi ci avviciniamo a un altro costruiamo un ponte che fa bene non solo all’altra persona ma soprattutto a noi – precisa – Quello nella mente di un essere umano è il più bel viaggio che si possa fare. È insito nell’uomo avere paura del nuovo, ecco perché tendiamo a crearci delle zone di confort che ci illudono di avere una sicurezza che non esiste. Siamo in continua evoluzione e la pretesa di controllare la vita e gli eventi ci incastra, provocandoci frustrazione. Il diverso sfugge all’illusione del controllo e questo terrorizza”.

Quello che nasce tra le mura di Pinispettinati è il suo progetto più grande, iniziato cinque anni fa: “Volevo creare un luogo accogliente dove le persone si sentissero accettate e potessero essere pienamente se stesse; dove non vi fosse giudizio e dove ognuno potesse vivere il proprio giusto tempo, senza la corsa all’essere perfetto o prestante – racconta Barbara – Io sono una fan delle fragilità e dell’importanza del condividerle. Con le felpe voglio sensibilizzare anche a questo, al diritto delle persone di essere amate, riconosciute e rispettate per quello che sono”.

L’evento organizzato da Barbara Locci ai Pinispettinati sarà una grande festa in cui tutti potranno e dovranno sentirsi liberi di rispettare il proprio essere: “Ho creato un luogo in cui le persone sono felici e si sentono accettate, dimenticandosi la realtà di intolleranza, egoismo e paura contro cui si scontrano invece ogni giorno”.

E fuori purtroppo la discriminazione è ancora tanto forte e radicata: “Le persone sentono ma non ascoltano – aggiunge – Non c’è la voglia di aprirsi all’altro, di cambiare prospettiva.  Superata l’età scolastica per i ragazzi con sindrome di Down si apre un buco nero. Qui ho deciso di dedicarmi non alla loro autonomia ma alle loro famiglie. È importante creare una comunità dove i genitori possano specchiarsi nelle esperienze degli altri, trovando collaborazione e condivisone”.

La società di oggi ha bisogno di essere rieducata all’emotività: “Noi non facciamo altro che lamentarci. Il mondo è pieno di persone che subiscono la vita mentre questi ragazzi se la divorano, alzandosi tutte le mattine con il sorriso. Il loro unico problema è la discriminazione con cui devono fare i conti ogni giorno. Ecco perché è importante fare educazione emotiva fin dalle scuole. Noi pensiamo di essere quelli forti che devono aiutare ma in realtà è l’esatto opposto”.

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