Dal passato ingombrante come figlia d’arte alla scomparsa di Leonardo: “In Italia abbiamo ancora troppi tabù sulla morte e il dolore”.
di Maria Laura Pala
Nel cognome d’arte che porta, eredità di un padre da lei amato e che ha fatto altrettanto, si racchiude una memoria con cui fare i conti non è sempre stato facile, sia nel pubblico che nel privato; Evelina Nazzari ha però un’anima granitica e di fronte a quello che la vita le ha messo di volta in volta davanti ha sempre reagito con coraggio e passione: “Non ci hanno dato il libretto di istruzioni e così siamo costretti a improvvisare, consapevoli anche di poter sbagliare – riconosce l’attrice e scrittrice Maria Evelina Buffa, in arte Evelina Nazzari – Mi sento una bambina che ancora deve crescere ma che deve essere matura per poter dare un senso a tutto. A volte mi capita di domandarmi cosa sarebbe successo se avessi fatto scelte diverse, se non fossi tornata da quel viaggio o se non avessi fatto quell’altro spettacolo, ma non sono in grado di darmi una risposta; il libero arbitrio che abbiamo è pur sempre relativo”.

Il destino però non avrebbe potuto portare Evelina da nessun’altra parte se non su quel palcoscenico che calca da oltre quarant’anni, testimone passatole involontariamente da entrambi i genitori, Amedeo Nazzari e Irene Genna, e che le è venuto naturale portare avanti: “In fondo non vedevo altra via – confessa – Crescere in una famiglia in cui si parla solo di cinema, teatro e spettacolo può affascinarti o disgustarti; a me ovviamente conquistò e mi sembrò scontato proseguire per quella via. Non saprei dire se abbia realmente preso una decisione o meno; la vera scelta la fanno quelli cresciuti in tutt’altra dimensione, lontano da quella in cui sono capitata io. Sicuramente mi ci sono ritrovata; sarà stato quello il mio destino”.
La vita, con Evelina Nazzari, non si è risparmiata, dandole tanto ma togliendole ancora di più: “Le due colonne che mi sostenevano sono crollate proprio quando più avevo bisogno di loro e ho dovuto affrontare tutto a mie spese – dice – Mio padre si è ammalato quando ho iniziato a lavorare e con mia madre ho sempre avuto un rapporto complicato, capendo solo a posteriori di aver avuto la madre migliore che potesse capitarmi. Non sono mai stati scontenti della mia decisione; l’importante era che facessi tutto seriamente. Conservo ancora un telegramma che mi spedì mio padre per aiutarmi ad accettare le pesanti critiche ricevute quando esordii nel ruolo di Rossana nel Cyrano di Maurizio Scaparro; il più grande successo sta nel superare la paura di non avere successo, diceva”.
Un passato importante “che pesa tanto”, come lei stessa confessa, e che ha raccolto nel libro Memorie a brandelli: “Ho cercato di trasmettere i ricordi così come mi furono raccontati e come poi sono andata a ripescarli. Ho sentito il bisogno di mettere nero su bianco tutto quello che avevo dentro dopo la perdita di mio figlio Leonardo. Anche se sapevo non avrebbe risolto niente ho avuto la necessità prima di vomitare i pensieri sulla carta e poi di comunicarli, condividendoli con gli altri. Scrivere è terapeutico come il teatro ed è diventato un po’ il mio secondo lavoro. Siamo in un’epoca in cui si deve parlare di tutto, andando a fondo – aggiunge l’autrice – Invece ci sono ancora tanti tabù, come la morte e il lutto. Abbiamo un termine per tutto, tranne che per un genitore che perde un figlio”.
Domandare come si fa a sopravvivere alla scomparsa di una parte di sé non è facile: “Facendo un passo alla volta – risponde Evelina – C’è una specie di istinto che fa andare avanti senza sapere bene il perché. Ti imponi di essere coerente, impegnandoti ad agire se fai la scelta di restare. Ti aggrappi ai progetti, quasi fossero una ciambella di salvataggio; devi prefiggerti uno scopo o non vai più avanti”.
Tra i lavori in programma a cui Evelina Nazzari tiene di più c’è Torna tra nove mesi, il testo nato dal dolore per la morte di Leonardo e scritto anche per far sentire meno sole tutte quelle madri rimaste orfane di un figlio. Una pièce che, già portata in scena nel 2012 e nel 2013 insieme a Maddalena Recino, con la regia di Angelo Libri, non può essere messa da parte. “Si tratta di uno spettacolo a cui tengo molto e che vorrei riprendere – spiega l’attrice – Non sarei riuscita a farlo se non con loro, due persone con una sensibilità pazzesca. Io credo che l’attore abbia due compiti: regalare emozioni di qualunque tipo e dare la possibilità di riflettere”.
Ma non c’è solo il teatro nell’agenda di Evelina: “Vorrei finire di scrivere un nuovo libro, questa volta incentrato più sulla mia vita e sul presente – precisa – È come se avessi vissuto tante esistenze diverse scollegate tra loro. Ho iniziato giovanissima come presentatrice del programma televisivo Teen, per poi essere assorbita dal teatro, anche se avrei preferito fare cinema. Quello che mi porto dietro è un passato faticoso, di lutti e mancanze, ma è da dove vengo ed è la mia vita”.
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