Valentina Cognatti non ha paura di far sentire la sua voce contro bullismo e violenza
di Maria laura Pala
“Nella società in cui vivo oggi sento la responsabilità di far sentire la mia voce” afferma Valentina Cognatti e con DNA di Dennis Kelly, spettacolo di cui è regista, lo fa in maniera forte e chiara: in scena al Teatrosophia di Roma fino a domenica 6 aprile con la compagnia Margot Theatre, l’attrice e direttrice artistica colpisce nel segno, proponendo uno spettacolo disturbante e toccante che scortica l’animo del pubblico, restandovi attaccato. “Il teatro ha una grande responsabilità – ha detto – Se non vuole essere semplice intrattenimento deve essere costruttivo e per poter fare ciò deve presentare testi di una certa forza, che disturbano e danno fastidio”.

L’opera del drammaturgo inglese mette a nudo l’atavica brutalità dell’essere umano, cacciatore e bestia, irragionevole innanzi al proprio tornaconto e pronto a distruggere i propri simili: sono sufficienti una impalcatura da cantiere, un fusto in metallo e qualche sedia scolastica per permettere a Michelangelo Raponi, sul palco nei panni di uno dei protagonisti, di costruire una scenografia dal sapore suburbano perfetta per accogliere gli scontri e i confronti di un gruppo di adolescenti alle prese con un imprevisto conseguenza della loro stessa sconsideratezza.
“Il testo parla di bullismo, ma non è il tema centrale – spiega Valentina Cognatti – È un pretesto per parlare della dispersione giovanile legata alla noia e alla frustrazione instillata da una società che ti fa prima credere di poter fare tutto e poi ti abbandona; parla della noia, dell’alienazione totale, della rabbia”. DNA è uno spettacolo secco e lapidario che continua a brontolare nello stomaco dello spettatore, indeciso se provare fastidio o colpa per quella società che lui stesso ha contribuito a costruire. Anche se pensato per un pubblico giovanile, il lavoro di Dennis Kelly si rivolge, crudo e violento, alla coscienza di tutte le età, indiscutibilmente vero.
A Valentina Cognatti il merito di aver creato e guidato una squadra impeccabile: Perla Ambrosini, Alessandro Anastasi, Silvia D’Anastasio, Martina Grandin, Alessandro Pisanti, Patrick Passini, Michelangelo Raponi, Alice Staccioli e Martina Granata sono tutti padroni dei propri personaggi, convincenti e disarmanti nonostante la giovane età.

Quello della regista è un allestimento che schiaffeggia il pubblico nell’alternarsi di luci e ombre, dove anche le musiche urlano le paure e le insicurezze del singolo costretto a fronteggiare il gruppo.
“Il bullismo porta alla discriminazione, al razzismo, alla violenza sulle donne e sul più debole – aggiunge la direttrice artistica della Margot Thetare – Si dovrebbe ripartire dalle scuole, dall’educazione al contatto, dalla comunità. Non c’è più il desiderio di conoscere ma solo quello di rimanere in un gruppo a cui ci si avvicina per paura, per necessità”.
Scritto nel 2007, DNA di Dennis Kelly racconta un problema della società che non è mai stato risolto, con dinamiche che continuano a essere uguali e ripetitive da oltre vent’anni. Ecco perché deve essere visto: il pubblico, messo di fronte allo specchio, ci si riflette, interrogandosi.
© Riproduzione riservata

