Venerdì 11 e sabato 12 aprile si va in scena per salvare la storica manifestazione
di Maria Laura Pala
Rischia di saltare a Fiano Romano, dopo venticinque anni di storia, Borgofestival, una delle più famose manifestazioni culturali del Lazio: la XXVI edizione della kermesse ideata da Benedetto Tudino e organizzata dall’Associazione Rinoceronte Incatenato, con il patrocinio del Comune, potrebbe non avere luogo la prossima estate a causa dei cambiamenti amministrativi in corso.
Le dimissioni di nove consiglieri di maggioranza lo scorso dicembre hanno portato allo scioglimento del consiglio comunale di Fiano Romano e alle dimissioni del sindaco Davide Santonastaso eletto nell’ottobre 2021. Le nuove elezioni, indette per il 25 e il 26 maggio, con eventuale ballottaggio l’8 e il 9 giugno, potrebbero non permettere alla nuova Giunta di avere i tempi utili a concedere le autorizzazioni necessarie, oltre agli eventuali finanziamenti: la provvisoria amministrazione dell’Ente è infatti in mano al Viceprefetto Michele Censi Buffarini, nominato Commissario Prefettizio dal Prefetto di Roma Lamberto Giannini.

“Per quello che facciamo dobbiamo avere un potere politico disponibile – spiega Benedetto Tudino, ideatore di Borgofestival e testimone di alcune delle pagine più significative della cultura italiana contemporanea – Molto dipenderà dalle prossime elezioni. È importantissimo capire che per ottenere certi risultati serve una connessione tra idea culturale e idea amministrativa. Siamo stati fortunati perché il nostro lavoro è sempre stato stimato, arrivando ad avere gli spazi che servivano, ma in cambio abbiamo anche dato tanto”.
La manifestazione organizzata da Rinoceronte Incatenato riempie ogni anno il Castello Ducale Orsini di Fiano Romano, radunando decine di artisti diversi che propongono spettacoli di teatro, musica e poesia: “Quasi tutti i partecipanti vengono senza pretendere niente in cambio – precisa sempre Benedetto Tudino che, tra le collaborazioni più significative vanta quella con Dario Fo e Gianni Rodari – Neppure gli allestimenti vengono pagati perché li facciamo noi; Borgofestival costerebbe, diversamente, almeno dieci volte quello che viene dato ogni anno dall’Amministrazione. Questa volta, più che scadenze, è importante trovare motivi di finanziamento, motivando anche le persone che ne fruiscono, abituate a goderne gratuitamente”.
Anche per questo motivo sono state organizzate, in collaborazione con DIvCiDIv – DIvertendoCI DIvertiamo , le due serate in programma venerdì 11 e sabato 12 aprile al Teatro Sala Molloy di Monterotondo: l’obiettivo dei due spettacoli è quello di raccogliere fondi per il finanziamento di Borgofestival 2025, non contemplato tra le voci dell’ultimo bilancio comunale.

“Il Borgo non vuole essere un evento spettacolare in cui ad attirare sono i grandi nomi – precisa Benedetto Tudino – Nasce come possibilità di raccontare e raccontarsi. Il nostro desiderio è avere più gente possibile e l’obiettivo vero sarà raggiunto quando tutti saranno attori e non più spettatori. Lo spazio che si ha a disposizione è quello in cui ci si può raccontare; se non lo si utilizza lo si perde. Ciò che può fare la differenza in questo caso è la cultura”.
La manifestazione che caratterizza l’estate fianese e che coinvolge anche tutto il territorio circostante, è arrivata a registrare, prima della pandemia, fino a dodicimila presenze in cinque giorni: “Il legame tra amministrazione e produzione è indissolubile; ci dispiacerebbe non poter fare il Borgo, anche senza avere finanziamenti – dice l’ideatore e organizzatore – I primi a rimetterci sarebbero i giovani: il nostro compito era dare spazio a tutti e lo abbiamo sempre fatto”.
Borgofestival deriva da una delle missioni culturali a cui Benedetto ha sempre tenuto di più, quella di cancellare il palcoscenico: “Questo – ha detto – è la negazione del teatro perché stabilizza due ruoli che, non compenetrandosi, privano della possibilità di comunicare sul serio. Tale idea ha origine da un discorso di provocazione pura incentrato sul paradosso; il Borgo nasce da qui”.
“Mi piacerebbe che la manifestazione proseguisse dopo di me – aggiunge l’autore – Bisogna portare avanti l’idea di teatro-non-teatro, di un utilizzo degli spazi diverso. Se dovessimo essere costretti a esportare il Festival altrove non sarebbe più quello che si conosce da venticinque anni, ma altro. Ci sono angoli del paese che gli stessi amministratori hanno scoperto grazie alle esibizioni e che in una formula diversa perderebbero significato”.
La rassegna è caratterizzata da un tema diversa ogni anno, scelto l’ultimo giorno della kermesse precedente: “Quello di quest’anno sarebbe Come eravamo perché quello che abbiamo vissuto e l’immagine di quello che noi conosciamo è l’unico strumento che abbiamo per decodificare un desiderio, una speranza; è l’unica possibilità che abbiamo per capire il futuro”.
L’arte teatrale è un’arma potentissima di cui molti non ne conoscono la forza: “Il teatro adesso non è più verità; racconta qualcosa di artefatto, di costruito malamente, giocato sui nomi e sui titoli – conclude Benedetto Tudino, pronto a sorprendere venerdì sera gli spettatori del Teatro Sala Molloy – Il teatro è un lavoro duro che deve essere fatto ogni giorno su se stessi, portando in scena la propria anima e la propria coscienza. Il problema oggi è che non c’è realtà, mentre il teatro è dove tutto è finto e niente è falso. La finzione non è un modo di essere diversi da se stessi, è la lente di ingrandimento che permette di guardare meglio. Come disse Vladimir Majakovskij, non è uno specchio che riflette ma una lente che ingrandisce”.
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