Il poeta e la ballerina: Guido Lomoro e Maria Concetta Borgese fanno vivere sul palco del Teatrosophia i versi di Antonio Veneziani

Piedi nudi e parole crude è il racconto di un viaggio intimo tra poesia, musica e danza

di Maria Laura Pala

La storia di un poeta e della sua ballerina: potrebbe essere questo il sottotitolo di Piedi nudi e parole crude, lo spettacolo intimo e delicato nato dalla sensibilità artistica di Guido Lomoro e Maria Concetta Borgese. Poesia, musica e danza dialogano e si completano a vicenda sul palco del Teatrosophia di Roma che, grazie all’intensità e alla qualità dell’offerta regolarmente proposta, si conferma essere certezza e garanzia di forti emozioni.

Quello tra l’anfitrione di via della Vetrina e la coreografa musa delle poesie di Antonio Veneziani, dalle quali nasce l’allestimento in scena fino a domenica, è un sodalizio ormai consolidato: “Non è il primo lavoro che facciamo insieme – precisa Maria Concetta Borgese – È un continuo ricercare, proporre, sperimentare, osare in uno scambio profondo e intimo”. “Con Piedi nudi e parole crude abbiamo portato allo stremo quello che amiamo di più – aggiunge il Direttore Artistico del Teatrosophia – Qui abbiamo estremizzato il lavoro che facciamo sempre. La nostra cifra stilistica è questa: unire la parola al movimento che è comunque parola del corpo”.

L’attore e la coreografa: due professionalità diverse ma complementari; due anime distinte che decidono di cercarsi sul palcoscenico, in una danza di parole ed emozioni che trae ispirazione dai versi del poeta della scuola romana e viene ballata sulle musiche originali suonate dal vivo dal pianista Theo Allegretti.

“Danza!” dice il poeta alla ballerina; “danza!” le ripete più volte dall’angolo della scena, esortandola e supplicandola insieme, quasi fosse l’unica possibilità di salvezza per entrambi: Lomoro e Borgese si accarezzano e si colpiscono sul palco, accompagnati nelle loro interpretazioni da quella di Gea Lucetti, protagonista con loro di un movimento che, come ha detto la stessa coreografa, “è espressione del corpo nella sua totalità, libertà, essenza e verità”.

I tre interpreti regalano al pubblico un quadro di raro lirismo, primordiale e avvolgente: “La danza, come la parola, arriva a un’essenza – precisa Maria Concetta Borgese – Non conta quanto ce ne sia, ma l’intensità. Per noi, anche uno sguardo è movimento e danza; i passi e le parole si fondono e si confondono”.

Danza non come contorno ma sostanza, filo conduttore del racconto: i disegni dei corpi esprimono rifiuto e ricerca, angoscia e quiete, tormento e supplica. Nelle scene di Marco Fioramanti, illuminate dalle luci di Gloria Mancuso, prende vita un viaggio poetico che travalica il racconto di un’amicizia che è molto di più.

“I versi di Veneziani racchiudono una poetica impegnativa – dice Guido Lomoro – È una parola che travolge raccontando una storia semplice, quella di un’amicizia complessissima che ha in sé tutto e che, di fondo, è un amore grandissimo”.

Piedi nudi e parole crude, dopo il debutto dello scorso anno, viene riproposto arricchito da versi degli stessi Lomoro e Borgese che si confondono tra quelli di Veneziani, divenendo un unico corpo: “Dimostra quanto questo spettacolo lo abbiamo sempre avuto nel sangue”, precisa il protagonista.

Lo spettacolo in scena al Teatrosophia è un canto delicato e toccante che cavalca i moti dell’animo: una boccata di arte pura che non deve far riflettere ma cullare nell’intimo più profondo.

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