Mimì,”un giglio calpestato e infranto”

A trent’anni anni dalla morte di Mia Martini, Mauro Toscanelli rende omaggio alla cantante italiana con un recital a lei dedicato al Teatrosophia di Roma

di Maria Laura Pala

Era il 12 maggio 1995 quando, in circostanze ancora oggi segnate da interrogativi destinati probabilmente a non avere mai una risposta, se ne andava Mia Martini, una delle voci più graffianti e complesse del panorama musicale italiano: interprete di straordinaria sensibilità, amata dal pubblico ma temuta e osteggiata da quello stesso mondo che avrebbe dovuto rappresentare per lei casa, non resse il peso della propria profondità d’animo. A trent’anni esatti dalla sua morte, per un gioco del caso che non si può non notare, l’attore e regista Mauro Toscanelli le rende omaggio con un tributo che sarà presentato al Teatrosophia di Roma dall’8 all’11 maggio: “Questi miei pensieri non voleva essere una commemorazione – precisa l’autore – Ma quando mi sono state proposte quelle date ho pensato che fosse un segno e che non avrei potuto fare altrimenti. Buttai giù la bozza di un progetto teatrale nel 2005, poi, per tutta una serie di motivi diversi, rimase nel cassetto, fino a ora”.

Il grande amore di Mauro per Mimì, di cui è estimatore e cultore, traspare da ogni sua parola: “Mia sorella più grande, quando aveva quattordici anni, tornò un giorno a casa con il 45 giri di Piccolo uomo – racconta – La donna sulla copertina, con quelle ciglia allungate e i quattro brillantini tra gli occhi, mi sembrava una fata, una zingara, quasi una sacerdotessa hippie; aveva un’espressione molto seria, riflessiva. Ricordo di averla rigirata tra le mani pensando a quanto fosse bella. Ero solo un bambino ma, da lì, crescendo, sono entrato dentro i suoi brani e non ne sono più uscito. Oggi ho la fortuna di fare un mestiere con cui posso rendere omaggio a chi mi ha dato tante emozioni e la mia speranza è riuscire a darne al pubblico altrettante con tutto me stesso”.

Questi miei pensieri – Tributo a Mimì non è uno spettacolo di prosa classica ma un recital in cui Mauro Toscanelli, sul palco con i due musicisti Andrea Causabruna e Adriano D’Amico, dialogherà con il pubblico, raccontando la grande artista scomparsa all’età di quarantasette anni: “Qui Mauro si presenta in prima persona, non interpreta un personaggio – spiega – Esporrò, ovviamente in maniera drammatizzata, i fatti che riguardano la vita privata e professionale di Mimì, lungo un arco temporale che va dal 1961 al 1995,  con una alternanza tra parte biografica e parte musicale che darà ritmo alla narrazione. Voglio prendere per mano lo spettatore e portarlo dentro la vita piena di questa artista unica”.  

Non solo un omaggio ma anche una riscoperta della produzione musicale di una figura artistica che ha pagato lo scotto di voler rimanere libera: “Ho scelto di portare in scena, insieme ad alcune letture tratte dal libro Mi chiamo… di Aldo Nove, undici brani tra i meno conosciuti, tutti suonati dal vivo – racconta sempre Mauro – Alcuni sono autentiche perle musicali, sia per i testi che per le musiche, e raccontano ancora di più la sovrapposizione tra vita e carriera di Mimì, una delle poche interpreti italiane a esser stata in grado di fare ciò. A differenza di quanto accade con la maggior parte della musica leggera italiana, siamo di fronte a delle vere e proprie poesie. Ed è per questo che ho sentito il dovere di raccontarlo, illustrando nella maniera più chiara possibile, tutto quello che le è successo”.

Mauro Toscanelli non vuole tenere per se la sua grande passione ma condividerla: “Nel graffiato della sua voce e nelle sue interpretazioni ritroviamo tutte le vicissitudini che hanno segnato la sua vita – aggiunge – Mimì ha introiettato tutto quello che le era stato cucito addosso, maldicenze e cattiverie, facendosi alla fine lacerare. Nel 1983 decise di mollare, perché, per una persona che viveva la musica, dover accettare di non poter essere se stessa, era inaccettabile. Donna libera, non facilmente sottomettibile, visse gli anni fino al 1989 in totale solitudine e quelli successivi lavorò per pagare il costo della sua libertà. Fino al 1995. Era un’artista pura”.

In una società in cui il talento ha sempre fatto paura e le fragilità non devono e non possono essere manifestate sono spesso le anime più profonde a doverne sostenere il prezzo e Mia Martini è stata una di loro, troppo sensibile e troppo avanti rispetto ai tempi che si era ritrovata a vivere: “Ora è stata riscattata – dice Toscanelli – Ma sempre troppo tardi. Mi domando cosa dicano o pensino ora quelli che all’epoca la avevano calpestata ed emarginata. Nessuno che abbia avuto il coraggio di prendersi la responsabilità”.

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