Tradizione cantautorale e sperimentazioni sonore per il gruppo romano dei Réclame

La giovane band romana pronta a uscire con il terzo album. Si intitolerà Réclame

di Maria Laura Pala

Il nome che hanno scelto, un po’ per caso e un po’ perché suonava bene, richiama alla mente immagini d’altri tempi che ben si combinano con le sonorità dei loro brani, pensate e ricercate come solo il cantautorato di una ventina di anni fa era in grado di fare, lontano dai meccanismi commerciali dello streaming di oggi. E i Réclame – questo il nome sotto cui si uniscono Marco Fiore e i tre fratelli Roia, Gabriele, Edoardo e Riccardo, rispettivamente al basso, alla batteria e alle tastiere – ne sono consapevoli, decisi a conservare e rispettare la propria identità musicale nonostante le mode passeggere e un mercato discografico che non aiuta.

Cresciuti a pane e buona musica a Monterotondo, pochi chilometri a nord-est della Capitale, hanno fatto di quel sogno la loro realtà: “Fare musica oggi? È fatica; è sopravvivere tra alti e bassi – sostengono all’unanimità, seduti sul divano del soggiorno su cui si affaccia la cameretta in cui tutto è nato, ormai diversi anni fa – Ma è quella sopravvivenza da cui non riesci a staccarti e, anche se ci sono giorni in cui pensi di mollare tutto, in realtà ti piace talmente tanto che decidi di resistere un altro po’”.

Giovanissimi, i membri della band hanno tra i trenta e i venticinque anni: “Ci siamo conosciuti a scuola, alle elementari – racconta la voce del gruppo, Marco – Ci siamo persi alle medie e poi ritrovati alle superiori. Ognuno di noi suonava e così decidemmo di dare inizio a questa avventura. Gabriele era quello più distante da tutti come età ed era già all’università, ma quando avemmo bisogno di un bassista si unì a noi”.

Il terzo album del gruppo sarà presentato a breve, anticipato da alcuni singoli che batteranno in countdown: “Ci piaceva l’immaginario del mondo della pubblicità – racconta sempre Marco Fiore – Non a caso il prossimo disco si intitolerà Réclame e sarà una sorta di manifesto in cui riprenderemo le principali tematiche pubblicitarie. Si tratterà di un concept album e ogni pezzo andrà ad analizzare un aspetto diverso di quella dimensione, una falsificazione della realtà da cui tutti restiamo affascinati e che non sempre deve necessariamente essere male. Del resto, anche l’arte non è che un processo di falsificazione che amplifica quello di cui si sta parlando. L’importante è non confondere il contenuto con il contenitore”.

Un Sanremo Giovani nel 2019, il primo album nel 2020 e il secondo nel 2022, più tre singoli tra un disco e l’altro: “Quando ci chiedono che genere facciamo non sappiamo rispondere – dice Edoardo – Siamo un miscuglio di così tante influenze e seguiamo generi talmente diversi tra loro da avere noi stessi difficoltà a identificarci in una singola corrente. Ci ritroviamo tendenzialmente nell’alternative e cerchiamo di unire le sue sonorità con quelle dei brani pop”.  “Ma la verità è che il genere lo stabiliscono gli altri – aggiunge Gabriele – Serve più al pubblico e a chi deve vendere la musica per piazzarti. Noi non siamo mai stati lì a pensare di fare un genere ben specifico. Ascoltiamo un po’ di tutto, dalle produzioni più di nicchia a quelle maggiormente mainstream, per poi fare alla fine un collage. Abbiamo volutamente scelto di non accodarci a nessuna tendenza”.

In un’epoca in cui il mercato musicale persegue determinati obiettivi, a scapito della stessa musica, i Réclame hanno fatto una scelta coraggiosa: “In questo momento siamo da soli e non lo vedo come uno svantaggio – precisa Gabriele – Produciamo la nostra musica con i mezzi che abbiamo, senza dover essere legati alle uscite o a un sound specifico. Una casa discografica può sì darti una mano, soprattutto dal punto di vista economico, ma anche limitarti al tempo stesso. Vogliamo imporci dal punto di vista musicale ma non al costo di stravolgerci. Le nostre produzioni sono state fatte tutte qui in casa. E anche per il futuro vogliamo rimanere su questa linea, portando solo il master in studio. Uno dei drammi di oggi è infatti anche e soprattutto il voler mettere voce sulla musica da parte delle etichette, fattore che porta poi ad avere canzoni tutte uguali. Nessuno ha più il coraggio di rischiare, neppure i club che hanno smesso di chiamare gruppi emergenti perché più incentrati sul ritorno economico”.

“A Roma mancano i luoghi di ritrovo in cui poter canalizzare tutte queste energie – aggiunge Marco – C’è il problema del come portare la gente. Hanno chiuso una quantità impressionante di locali: non ci sono più club da cinquanta persone in cui andare ad ascoltare gruppi emergenti. Questo anche perché manca la voglia da parte delle persone di andare a sentire musica. È venuta meno la fruibilità”.

Liberi da imposizioni e sovrastrutture, i Réclame possono concentrare tutta la loro attenzione su quello che davvero conta per un artista: “Il legame tra testo e musica è imprescindibile, quasi fosse un’immagine cinematografica – spiega sempre Marco – È un raccontare una storia in cui la narrazione è fondamentale per far calare chi ascolta dentro il racconto. Per quanto riguarda la stesura delle basi ce ne occupiamo sempre insieme, mentre i testi sono scritti principalmente da Marco – aggiunge Riccardo – Siamo quattro persone con quattro gusti diversi che non credono nella progettazione veloce di un pezzo, nella canzone in tre minuti”.

Sperimentazioni sonore alternative con un orecchio sempre alla tradizione cantautorale italiana: i Réclame hanno ben chiaro il percorso che vogliono seguire, senza intromissioni o limitazioni, sicuri della propria identità. E per chi sceglie di fare musica e vivere di arte questo è già di per sé un grande successo.

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