“Tango per ricominciare”, la cura settimanale di Rosario Galli

A SpazioArte Teatro, ogni giovedì, fino al 26 giugno, lo spettacolo con Paolo Gasparini e Francesca Ceci

a cura di Maria Laura Pala

Non ha probabilmente paragoni, almeno all’interno dei confini nazionali, l’idea di Rosario Galli: con Tango per ricominciare, di cui è autore e regista, supera l’ormai consolidata abitudine di tenere gli spettacoli in scena il tempo di un fine settimana lungo e trasforma la sua pièce in un appuntamento fisso settimanale come quello di una milonga. Nell’inattesa e accogliente realtà di SpazioArte Teatro, nella periferia sud di Roma, dal 10 aprile scorso, ogni giovedì, Paolo Gasparini e Francesca Ceci portano sul palco, con impeccabile bravura, i loro personaggi, offrendo al pubblico uno spettacolo originale, ben pensato e, soprattutto, accattivante.

La forza terapeutica del teatro e la carica passionale del tango vengono uniti in un perfetto esempio di metateatro dove gli attori, che fingono di essere non attori improvvisatisi tali, irrompono nella platea che diviene spazio scenico e diventano specchio della quotidianità di tanti.

Sotto la guida a distanza del Maestro Julius, presunto guru italo-argentino a metà tra il teatro-terapeuta e il life coach, i due protagonisti, Giulia e Piero, professoressa di lingue lei ed elettrotecnico lui, si ritrovano a un seminario alternativo che prevede il dover passare una notte all’interno di un teatro nel quale provare a interpretare una bozza di copione, con inevitabile colpo di scena.

Il testo di Rosario Galli, non banale nella sua semplicità e attualità, è sia una dedica sentita al tango, quel pensiero triste che danza, contatto e distanza al tempo stesso, sia omaggio al teatro, luogo in cui tutto accade, scorre e si consuma.  

Alla bravura indiscussa di Gasparini e Ceci si affianca l’intelligente disegno luci di Stefano Quagliozzi che, seppur limitato nelle disponibilità, riesce a piegare abilmente l’impianto alle esigenze di scena, proponendo un quanto mai azzeccato cambio colore nel passaggio da un livello all’altro dell’interpretazione.

Poco presente, anche se solo visivamente, il tango che, se non per la coreografia finale che chiude lo spettacolo, viene nominato e ascoltato, ma mai ballato.

Meritevole di attenzione anche la scelta della produzione di partire dalle periferie, solitamente tenute fuori dai tradizionali canali di diffusione: il teatro, del resto, come lo stesso regista fa capire nel suo testo, cura e aiuta, permettendo di ricominciare a vivere dalla tavole del palcoscenico.

©Riproduzione riservata

Autore