Teatro di Documenti: Coltorti porta in scena il genio di Charlie Parker

In anteprima nazionale a Roma la lettura-spettacolo dedicata a The Bird, figura rivoluzionaria del jazz

di Maria Laura Pala

Sarà una mise en espace la lettura-spettacolo in programma al Teatro di Documenti di Roma il prossimo 9 giugno: in anteprima nazionale, Interplay – Charlie Parker, le ali del jazz è un omaggio a una delle figure più rivoluzionarie della musica jazz, uno spaccato appassionato della vita e soprattutto dell’arte del padre del Bebop.

Foto di <a href="https://unsplash.com/it/@darrellfraser?utm_content=creditCopyText&utm_medium=referral&utm_source=unsplash">Darrell Fraser</a> su <a href="https://unsplash.com/it/foto/tromba-oro-e-nera-con-scatola-pcp7-Eh0dd4?utm_content=creditCopyText&utm_medium=referral&utm_source=unsplash">Unsplash</a>

“L’obiettivo è tirare fuori l’essenza di questa storia, non l’immagine dei personaggi – spiega Ennio Coltorti, regista e interprete del testo scritto da Alma Daddario – La ricerca di un assoluto che non si trova mai, di un punto di riferimento, di un’utopia. Nella storia i due protagonisti inseguono lo stesso obiettivo; Charlie Parker e Bruno Werner non hanno paura di sfidare il mistero, l’impossibile: uno lo fa musicalmente e caoticamente, nel senso bello di caos che crea vita, l’altro invece razionalmente. Ma nessuno arriverà alla meta, a cogliere il mito dell’arte, razionalizzabile ma non spiegabile”.

(Foto di Darrell Fraser su Unsplash)

Interplay è l’immaginario confronto tra il genio sregolato e irrefrenabile del musicista e un critico musicale, la cui voce sarà quella di Massimo Napoli, ossessionato dall’idea di comprenderlo e spiegarlo: “La mia è una interpretazione della possibile anima di Parker – precisa Ennio Coltorti – Contrariamente a ciò che faccio di solito con i miei personaggi, non potrò mai essere iconograficamente lui, un uomo afroamericano di trentacinque anni”.

“The Bird”, soprannome dato al sassofonista per la velocità dei suoi fraseggi, visse in una costante precarietà tra allucinazione e coscienza, in bilico tra i propri mostri interiori e ciò che resta del ricordo della felicità mai raggiunta a pieno: “La sregolatezza di Parker è sperimentazione – aggiunge sempre il regista – Supera le Colonne d’Ercole e fa diventare protagonista quello che era sempre stato fino a quel momento solo uno strumento d’accompagnamento. È stato un innovatore assoluto, un urlo che ha squarciato i limiti imposti dalla vita; il suo era un tentativo di andare al di là dello strumento, non razionale ma fatto per un bisogno personale”.

Genio e sregolatezza, come da tradizione. Il talento rivoluzionario di Charlie Parker è stato direttamente proporzionale alla forza autodistruttiva che lo portò alla morte ancora giovanissimo: “A un certo punto non sente più la spinta alla sperimentazione e all’esplorazione – dice Coltorti – Si rifiuta di suonare perché si rende conto di non riuscire a trovare quella che l’autrice definisce “porta” e che gli avrebbe dato tutte le risposte. Io penso lui fosse caos puro e cercasse qualcosa che azzerasse ogni limite: nel pathos c’è sempre tanta gioia di vivere e, spesso, le persone che si bruciano sono quelle maggiormente affamate di vita”.

Il lavoro che verrà presentato nel cuore di Testaccio non vuole raccontare la storia di un sax contralto che esce fuori dalle partiture e diviene voce principale: “Deve essere emozione, non spiegazione – conclude il regista di Interplay – Se ti do l’emozione avrai, probabilmente, lo stimolo a volerne sapere di più. Il teatro ha, secondo me, una funzione di condivisione e serve a sentire che facciamo parte tutti di una stessa realtà. La forza fondamentale del teatro è nel sentire che in quel momento unico e irripetibile della vita siamo tutti insieme, consapevoli dell’essere parte di un qualcosa di più grande”.

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