Marco Belocchi conquista il pubblico con la comicità di Max Pisu e il vaudeville francese. Prossima tappa in programma, Alassio
di Maria Laura Pala
Un Tailleur pour dames snello e divertente quello portato in scena, in anteprima nazionale, nell’Arena del Teatro Tor Bella Monaca di Roma sabato sera da Marco Belocchi: il regista, sul palco nei panni del signor Aubin, ha regalato al pubblico, grazie alle interpretazioni magistrali di tutto il cast, un’ora e mezza di risate e applausi, confermando la sua bravura nello scegliere pietre miliari della tradizione teatrale moderna dotate di indiscutibile contemporaneità.

Lo scoppiettante gioco di bugie e malintesi ideato da Georges Feydeau e adattato al palcoscenico romano da Giorgio Caprile – impeccabile nella sua personale interpretazione del signor Bassinet – si prende gioco dell’istituzione del matrimonio e della sperata fedeltà, facendo girare i personaggi in un carosello frenetico di sotterfugi e mal celate giustificazioni: il dottor Moulienaux, reso ancora più sarcastico dall’esilarante comicità di Max Pisu, è un dongiovanni impenitente che cerca in ogni modo di nascondere le proprie bravate alla giovane e ingenua moglie Yvonne, interpretata con bravura da Cristina Sarti, e all’attenta e calcolatrice suocera, il cui volto e voce sono quelli dell’indiscutibile Chiara Salerno. Per uno strano accavallarsi e intrecciarsi di situazioni, l’impunito protagonista si ritrova a doversi fingere sarto, innescando un domino di fraintendimenti e incomprensioni che sfociano nello svelarsi degli altarini di tanti, tra cui quelli delle due donne interpretate in maniera decisa e ammirevole da Tania Lettieri e Valentina Maselli, perfettamente calate nel ruolo dei loro due personaggi. Insuperabile anche Luca Negroni nei panni del maggiordomo del dottor Moulienaux: divertente e poco sagace come ogni buon personaggio del vaudeville.

Scritta nel 1886, Sarto per Signora è una commedia della tradizione drammaturgica francese, ancora oggi apprezzata per la leggerezza e ironia nel suo essere attuale e dinamica.
Il regista, non nuovo ai classici della tradizione teatrale, non smentisce l’attenzione al dettaglio, grazie anche alle scene e ai costumi di Cinzia Belcamino, e rimette in campo una geniale gestione dello spazio scenico, sacrificato dalla mancanza di un sipario, oltre che dall’acustica: se con le luci Amerigo Anfossi è riuscito a compensare le difficoltà del recitare in un’arena, non lo ha potuto purtroppo fare con il riverbero delle voci, disturbante e poco credibile. La bravura dell’intero cast, oltre all’esperienza di Marco Belocchi come regista, ha però permesso di presentare una pièce funzionante e azzeccata che arriva agli spettatori, coinvolgendoli.
(foto di Maria Letizia Avato)
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