Angiola Baggi è Ecuba, la regina troiana che parla al presente

Dal mito alla tragedia contemporanea, l’attrice e doppiatrice porta in scena un adattamento toccante di Euripide scritto da Marina Pizzi e diretto da Silvio Giordani. Il 6 luglio a Roma, nella chiesa di San Nicola sull’Appia Antica

di Maria Laura Pala

Dopo averla conosciuta, non si potrebbe pensare a interprete migliore per quel ruolo da protagonista in Ecuba, lo spettacolo scritto da Marina Pizzi e diretto da Silvio Giordani: Angiola Baggi, in cui emergono, immediati, non solo la bravura e l’esperienza derivanti dagli anni sul palco e negli studi di doppiaggio, ma anche l’eleganza e la profondità d’animo che indiscutibilmente le appartengono, è pronta a un’estate itinerante nei panni di una delle protagoniste femminili più toccanti del mito greco.

Si parte domenica 6 luglio, in anteprima nazionale, nella suggestiva chiesa sconsacrata di San Nicola in occasione della chiusura di Attraversamenti 2025, la rassegna di arti performative e conoscenza organizzata dal parco Archeologico dell’Appia Antica; subito dopo, toccherà alla aree archeologiche di Malborghetto, 9 luglio, e Sutri, 11.  Sabato 12, la regina di Troia aprirà invece la XXIII edizione del Festival del Teatro Romano di Volterra, facendo vibrare l’atmosfera intorno al gioiello toscano del I secolo a.C.

L’adattamento dell’opera di Euripide diviene, nella consapevolezza della tradizione, un’opera attuale, denuncia di tutte le guerre che ci circondano e che continuano a seminare morte e distruzione. “Interpretarla significa per me portare in scena una tragedia contemporanea – precisa l’attrice e doppiatrice – Pensiamo a tutto quello che sta accadendo intorno a noi. Ecuba è una donna che ha avuto un grande potere, una stirpe, dei figli, e ha perso tutto: un regno, la possibilità di dare al suo popolo un futuro, un progetto di vita. Avere potere significa anche accettare la responsabilità di mettere il proprio popolo nelle condizioni migliori. È un personaggio che si muove su tre piani, quello di regina, moglie e madre; è un concentrato di vita che mostra ciò che possiamo dare e ciò che possiamo perdere”. Lo spirito potente del personaggio di Ecuba urla la disperazione di ogni madre, figlia, sposa, sorella e donna; Ecuba è la distruzione di tutto, l’insostenibile consapevolezza della fine di un mondo.

Lo spettacolo che debutterà nella magica cornice dell’Appia Antica è testimonianza del legame profondo che si può creare tra anime affini, come quello tra l’attrice e l’autrice, non alla loro prima collaborazione. “L’idea di Ecuba nasce da una mia battuta in Regine di cartone, un altro spettacolo realizzato da Marina e Silvio – racconta Angiola Baggi – Il mio personaggio era una vecchia attrice importante costretta ad abbandonare tutto per andare a vivere in mezzo ai cartoni dopo una tragedia familiare. Trovandosi davanti a uno specchio, a un certo punto esclama: Mamma mia, quanto sono diventata vecchia! E, poiché era solita alternare al parlato colloquiale della quotidianità i versi dei classici greci per affrontare tematiche più coinvolgenti, aggiunge: Altro che Medea: adesso potrei fare la nutrice, o forse Ecuba!”.

Sovrana di Ilio, seconda moglie di Priamo e madre, tra i vari, di Ettore, Paride, Cassandra e Polissena, Ecuba è costretta ad assistere, oltre alla distruzione della propria città, alle uccisioni dei propri figli e nipoti: “La tragedia greca parla dell’uomo e, di conseguenza, parla di noi – aggiunge la protagonista – Nonostante la tendenza al minimalismo che prevale oggi, i temi del teatro classico, quindi uomo, potere, aspirazioni e delusioni, sono eterni. In un’epoca barbara come la nostra forse sono proprio quelli a darci stimoli maggiori”.

Con un percorso di vita ricco e variegato a cui poter attingere, la voce italiana di Jane Fonda e Susan Sarandon è pronta a regalare al pubblico una Ecuba potente e disarmante: “Il momento veramente bello del teatro è quello immediatamente prima dell’inizio dello spettacolo – confessa Angiola – Il pubblico è già in sala e il sipario è ancora chiuso; tu, lì, sei in un momento di eternità, non ancora personaggio e non più tu. Sei in una sorta di limbo”.

©Riproduzione riservata

Autore