Non solo spettacolo, ma anche formazione e benessere. Pietro Longhi: “Siamo diventati un polo culturale importante per il territorio”
Anche al Teatro Roma riparte, come ogni settembre che si rispetti, la nuova stagione: è stato presentato mercoledì 24, sul palco di via Umbertide 3, di fronte a una platea partecipe e quasi al completo, il cartellone 2024/2025. Tredici gli appuntamenti in programma, da ottobre 2025 a maggio 2026, che vedranno alternarsi nomi amati e apprezzati del panorama teatrale italiano, uniti da un comune denominatore: contribuire a far stare meglio chi si reca a teatro.
Non ha dubbi di questo Pietro Longhi che, anfitrione del Teatro Roma e conduttore della serata, ne ribadisce la forte valenza educativa e riqualificativa per la zona: “Siamo diventati un polo culturale importante per il territorio – ha dichiarato in apertura in Direttore Artistico – che tenta di superare ciò che si incontra fuori. Qui presentiamo la bellezza della nostra vita”.
Un intento che viene conservato e confermato anche nella scelta degli spettacoli proposti: non solo risate ma anche riflessione perché, si sa, non c’è modo migliore dell’imparare divertendosi e il teatro, da sempre, ha un ruolo educativo difficilmente delegabile ad altre arti.
Sarà Melania Giglio ad aprire il sipario con uno spettacolo che è prima di tutto impegno sociale: Nel paese delle meraviglie, scritto dall’attrice su richiesta della Acto Italia e diretto da Marco Carniti, è infatti dedicato a tutte le donne che hanno contratto il tumore ovarico. In scena dall’8 al 12 ottobre, è il racconto di un viaggio che una donna fa dentro se stessa.
Dal 16 al 26 ottobre toccherà invece a Believe It, di Roberta Skeri: diretto da Vanessa Gasbarri, con Alessandro Salvatori e Veronica Milaneschi, è lo spaccato della quotidianità di una famiglia della periferia romana, con tutto quello che ne consegue.
Il bello della farsa e della commedia degli equivoci è invece in programma dal 6 al 16 novembre con Ti scoccia se ti chiamo amore?, scritto e diretto da Luca Giacomozzi, con Luigi Ferraro, Emiliano Reggente, Camilla Bianchini, Giulia Zadra, Michele Mancuso, Francesca Pausilli e Claudio Scaramuzzino.

Evento unico quello del 30 novembre: Litigarsi… Giradischi e Papillon Show, di e con Attilio Fontana ed Emiliano Reggente.
Dal 4 al 14 dicembre torna sul palco un nome che, al Teatro Roma, è più che di casa, Antonello Costa: in Un ponte per due sarà affiancato e diretto da Paolo Caiazzo, mentre il 31 dicembre, con Pony di Battaglia, accompagnerà da solo il pubblico verso il brindisi del nuovo anno. Sarà poi di nuovo sul palco dal 12 al 29 marzo con Giochiamo al Varietà.
Luciano Lembo e Alberto Laurenti saranno invece in scena dal 9 all’11 gennaio con Tutto quello che ce viene in mente.
Dal 22 gennaio al 1 febbraio, Amleto in salsa piccante, scritto da Aldo Nicolaj e diretto da Vanessa Gasbarri. Sul palco, Massimiliano Vado, Danila Stalteri, Claudia Ferri, Giuseppe Renzo, Veronica Milaneschi e Walter Del Greco.
Amore ti voglio lasciare, con e di Enzo Casertano e Alessandra Merico, è in programma dal 5 al 15 febbraio 2026.
Marco Capretti e Belba Albanesi saranno invece in scena dal 19 al 22 febbraio 2026 con Tutti gli amori portano a Roma.
Dal 26 febbraio all’8 marzo, Ho imparato a sognare, scritto e diretto da Luca Giacomozzi. Con Attilio Fontana, Claudia Ferri, Emiliano Reggente e Francesca Pausilli.
Dal 9 al 19 aprile, Agnese Fallongo e Tiziano Caputo in Letizia va alla guerra, diretti da Adriano Evangelisti. Testo di Agnese Fallongo.
La stagione si chiuderà con Morta zia la casa è mia di Gianni Quinto, regia di Marco Simeoli. Con Valeria Monetti, Alessandra Tirocchi e Maurizio Paniconi.
Il Teatro Roma ha fatto inoltre una scelta coraggiosa, in linea con quel suo essere diventato punto di riferimento culturale del quartiere: al fianco di un cartellone denso di nomi famosi, propone anche una scuola di teatro per giovani e adulti, una scuola di canto e, imprevedibilmente, un corso di yoga. Obiettivo e impegno ammirevole quello dell’andare oltre il semplice intrattenimento che rischia però di devalorizzare, per le modalità con cui è stato presentato, il palcoscenico.
(foto di Grazia Menna)
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