“Una notte di Casanova”, viaggio nell’anima di un mito letto a metà

L’adattamento di Simon Domenico Migliorini toglie la maschera al seduttore per antonomasia e regala uno spettacolo intimo e toccante

di Maria Laura Pala

Quello che Simon Domenico Migliorini disse scherzando durante una intervista, pochi giorni prima del debutto ufficiale del suo spettacolo alla XXIII edizione del Festival Internazionale del Teatro Romano di Volterra, è la verità: “Chi, se non io, avrebbe potuto interpretare Giacomo Casanova?”. E aveva ragione, perché il protagonista di Una notte di Casanova – testo di Franco Cuomo adattato, diretto e interpretato dal patron del festival toscano – non è il tombeur de femmes a cui la tradizione ci ha inappropriatamente abituato, ma l’uomo che dietro a esso si nasconde, l’intellettuale provato nello spirito dalle innumerevoli domande che ininterrottamente lo assalgono, l’amante con il cuore pesante in attesa dell’amata che non arriva. Il Giacomo Casanova che si è timidamente affacciato sul palco del Teatro Romano di Volterra, per poi conquistarne il pubblico, incluso quello di Gens Cecina e Cerveteri Città in Scena– le due manifestazioni in cui lo spettacolo è stato presentato raccogliendo apprezzamento e lodi – è la personificazione dei dissidi interiori che dilaniano l’essere umano, il ritratto riflessivo e ponderato di un individuo che, nell’immaginario di tutti, è sempre stato percepito e vissuto come non era.

Una messa in scena non semplice che l’attore e regista toscano è riuscito a portare avanti con coraggio e determinazione: Migliorini ha adattato con sensibile attenzione il testo originale, vincitore del Premio Flaiano 1984, trasformando un lungo e lento monologo in un gioco a tre voci in cui le giovani ma decise Maria Carla Generali e Greta Gallotti diventano di volta in volta la proiezione di rimpianti, desideri e paure di un Casanova ormai stanco del proprio vissuto che attende, in un luogo e tempo indefinito, l’interrompersi del caleidoscopio di ricordi.

Per i trecento anni dalla nascita dello storico sciupafemmine veneziano, Simon Domenico Migliorini ha deciso di mettersi alla prova con un testo che solo uno, prima di lui, aveva portato sul palco, vestendolo della propria e personale visione. In un periodo in cui sul palco si tende sempre più all’essenzialità, in Una notte di Casanova esplode l’attenzione al dettaglio e la ricerca del gusto: i costumi di Gabriella Panza e le scene di Patrizia Gronchi sono un omaggio alla pomposità del Settecento, la cui esagerazione urla sulla tavola imbandita a cui si siede un uomo solo che si illude di parlare con la propria amata.

Una lunga notte, dalle undici all’alba, in cui il protagonista si spoglia piano piano dei propri vestiti e dei propri pensieri, ricordando donne amate, amici perduti e diatribe illuministe innanzi a un pubblico che, sulle note delle musiche originali di David Dainelli, ama e soffre insieme all’uomo nudo privatosi delle proprie sovrastrutture.

Una interpretazione intima e sentita quella di Simon Domenico Migliorini che, grazie anche alla sintonia costruita con le sue compagne di viaggio, riesce a colpire nel segno, regalando uno spettacolo intenso e disorientante nella sorpresa. Greta Gallotti e Maria Carla Generali, diverse nelle loro sensibilità, conquistano gli spettatori, chi con delicatezza, chi con carnalità e passionalità.

Un grande ritorno sul palco per il regista e attore toscano che, con Una notte di Casanova, seduce, non più sedotto ma seduttore, contrariamente a quanto fa dire al suo personaggio.

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