di Maria Laura Pala
Se le reazioni del pubblico in sala sono la cartina tornasole del successo di uno spettacolo, Luca Giacomozzi, con Ti scoccia se ti chiamo amore?, ha stravinto: risate e applausi hanno accompagnato con regolarità i novanta minuti di messa in scena al Teatro Roma, trasformatosi, grazie alla bravura e alla genialità dell’autore e regista, in un avamposto della Comédie-Française. Dal testo, esilarante e coinvolgente, alle scelte registiche, all’altezza dei più grandi commediografi di ogni tempo, Giacomozzi attesta la straordinaria capacità di leggere la realtà e raccontarla in chiave ironica e divertente.
Divisa in due atti dai ritmi serrati e incalzanti, la pièce, il cui titolo fa inevitabilmente pensare a un noto romanzo dei primi anni Duemila – e a cui si fa riferimento nel testo con la divertente storpiatura del cognome dell’autore da parte di uno dei protagonisti – racconta la perfetta giornata di ordinaria follia vissuta da un aspirante scrittore che, come in ogni commedia dell’equivoco che si rispetti, si ritrova incastrato in un gioco perfettamente congegnato di equivoci e scherzi.
Giacomozzi dirige con maestria sette diversi personaggi magnificamente interpretati da altrettanti attori e regala agli spettatori un concerto in cui ogni battuta suona perfettamente a tempo. Ti scoccia se ti chiamo amore? è un lavoro corale armonico e ben equilibrato in cui nessuno dei personaggi è secondario agli altri: Luigi Ferraro è Carlo, lo scrittore che, dopo aver autopubblicato il libro il cui titolo è lo stesso dello spettacolo, vede finalmente la possibilità di vedere il proprio lavoro distribuito da una casa editrice; Claudio Scaramuzzino ed Emiliano Reggente, rispettivamente Max e Luigi, sono i due fratelli che, con la complicità inconsapevole di Appunto Giusto – il portiere dello stabile interpretato da Michele Mancuso – accendono il motore della macchina dell’equivoco che travolgerà tutti: Marcella, la rappresentante della casa editrice a cui spetta l’ultima parola sul libro di Carlo e portata in scena da Camilla Bianchini; Andrea, la nuova coinquilina di Carlo con il volto di Giulia Zadra, e Lella, diminutivo di Marcella, la moglie borgatara di Luigi interpretata da Francesca Pausilli. Tutti si alternano in un botta e risposta studiato meticolosamente, ognuno indispensabile all’evolversi della vicenda e tutti magistrali nelle proprie interpretazioni.
Meritevole di attenzione particolare la scena firmata da Michele Funghi, curata nei dettagli pur nella sua essenzialità: le decine di scatoloni di cartone che riempiono il palco del Teatro Roma fanno pensare, a primo acchito, a un capannone industriale, anche se al suo interno risaltano poi oggetti provenienti direttamente dagli anni Ottanta, come il telefono Sip nero e beige o la poltrona in stile Bauhaus, quasi a richiamare un gusto per la vita ormai fagocitato dalla frenesia di oggi. Cuore pulsante dell’ambientazione è il divano in pelle a tre posti sopra il quale o intorno al quale tutto si svolge. Non servono grandi effetti speciali per far funzionare lo spettacolo di Giacomozzi, già forte per testo e maestria degli interpreti: i costumi di Cinzia De Rossi sostengono i personaggi, aggiungendo colore alle diverse caratterizzazioni, come la scarpa rossa abbinata alla montatura dell’occhiale indossato da Luigi o il verde degli abiti e delle calzature di Max.
Con Ti scoccia se ti chiamo amore? Luca Giacomozzi disegna un quadro dinamico e colorato in cui tutti gli elementi si incastrano alla perfezione, offrendo al pubblico un eccellente e imperdibile esempio di commedia e teatro come ben poche volte accade.
©Riproduzione riservata

