All’Ex Mattatoio di Roma Armonia 5.0, la nuova mostra personale dello scultore che mescola marmo e resina trasparente. “I materiali hanno vita propria, decidono loro come interagire”
di Maria Laura Pala
A chi gli domandi dove prenda l’ispirazione, Otello Scatolini risponde di non saperlo. Lo racconta lui stesso, scrivendolo di proprio pugno, in un video proiettato a ripetizione su una delle pareti del padiglione 9b all’ex Mattatoio di Roma, lo spazio espositivo che ospiterà una selezione delle sue creazioni fino al 3 gennaio 2026. E lo ribadisce anche a voce, incontrato di persona il primo giorno di apertura al pubblico di Armonia 5.0 – Allorché di due farete Uno, il progetto artistico personale che lo ha portato a scolpire, nell’ultimo anno, opere come le cariche di pathos Andromaca ed Ettore o Do Re Mi Fa Sol La Si, fulcro concettuale di tutta l’esposizione. “Più cerchiamo l’ispirazione meno la troviamo – dice l’artista– è nel momento in cui silenziamo la mente e la calmiamo che all’improvviso esce fuori la soluzione”. Ed è così, con la stessa modalità con cui Otello Scatolini trova le idee, che si dovrebbe visitare la personale dello scultore, facendo tacere i pensieri poco prima di varcarne la soglia. Solo affidandosi alla mostra stessa è possibile cogliere la vibrazione che ne pervade l’aria: “L’universo sa benissimo di cosa abbiamo bisogno e genera al momento opportuno – afferma – Dobbiamo però stare in silenzio perché le risposte non arrivano come grido ma come sussurro; noi siamo solo ricetrasmittenti che devono riuscire a sintonizzarsi sul canale giusto per poter ascoltare”.


Non solo marmo e resina ma soprattutto vibrazioni, un viaggio nella materia e nel suo essere continuo movimento, energia pulsante e forza creatrice verso l’armonia: questo è la mostra di Otello Scatolini. Tutto, nell’opera dello scultore romano, rimanda all’istintiva pulsione esistenziale verso il raggiungimento di un equilibrio: “L’armonia è una sola ed è fondamentale, parte integrante della Terra e della natura – precisa – niente è casuale”. Non a caso Armonia 5.0 svela un processo creativo che diviene ricerca di un equilibrio che tutto muove e verso cui tutto tende. Pensata appositamente per gli spazi monumentali dell’ex Mattatoio, la personale dello scultore romano raccoglie alcuni dei pezzi più rappresentativi del suo pensiero artistico, inclusi gli appunti e i bozzetti che anticipano la fase scultorea vera e propria e da cui fa partire ogni lavoro: “Sia nello scrivere che nel disegnare c’è un rapporto con la materia che non esiste – spiega – In origine era parola”. E quella parola compare, arte nell’arte, lungo tutto il percorso: dai versi de Il cantico delle creature di San Francesco scritti su grandi tele appese alle annotazioni prese al volo e conservate magari per diversi anni: sono oltre duecento i disegni e gli appunti su carta che accompagnano il visitatore dandogli un’idea del processo mentale innescantesi nell’artista e del peso di quel segno diventato disegno fondamentale nella poetica scultorea di Scatolini.
Figlio d’arte, Otello Scatolini è cresciuto nella bottega artigiana del padre marmoraro, iniziando giovanissimo, ad appena undici anni, a dialogare con i blocchi di marmo: “È stata una grande scuola, di cui ho portato il peso fino a pochi anni fa – racconta – Mi ha dato la possibilità di conoscere grandi maestri che mi hanno insegnato ciò che mi permette di realizzare oggi quello che ho in mente”. Fondamentale la pratica diretta: “Toccare i materiali, conoscere gli attrezzi; scegliere il metallo per lo scalpello e ascoltarne i suoni diversi – racconta lo scultore – Solo avendo a disposizione tutti questi strumenti musicali è possibile far suonare l’orchestra”. La scultura di Scatolini non è mero esercizio tecnico, ma atto di ascolto e riflessione, analisi interiore e rispetto verso materiali che hanno una propria essenza: “Non tutti i risultati sono voluti – dice – Osservo come i materiali interagiscono e lascio fare a loro; è come parlare con persone che hanno lingue diverse. Si è di fronte a una realtà nuova, una sperimentazione continua in cui cerco di percepire e raccontare quello che sento”.

Armonia 5.0 è il racconto del rapporto tra uomo e materia, tra memoria e trasformazione, in un viaggio verso il momento in cui, come dice la stessa intestazione della mostra, da due si diventa Uno: “Sono tutte sperimentazioni – spiega Scatolini – perché il marmo è poroso e assorbe parte della resina, facendo sì che si sposino perfettamente. A seconda di come ci poniamo, i materiali reagiscono in maniera diversa e io li lascio liberi di andare”. L’artista è l’unico al mondo a lavorare insieme due sostanze apparentemente così distanti tra loro: “Inserisco nella resina trasparente materiali diversi, quasi a creare una sorta di brodo primordiale; questo va poi a cristallizzarsi lentamente nel marmo – precisa – dando forma a qualcosa di riconoscibile e tendente all’armonia”. Quest’ultima resta il vero scopo dell’esistenza, umana e non, a dispetto di quell’entropia che sarà sempre temporanea come il disordine che misura: perché, come lo stesso artista sostiene, sebbene tutto sia moto continuo, si ritorna sempre a un punto di equilibrio.

Cuore pulsante del progetto, oltre che punto di fuga prospettico dell’esposizione, è l’Androgino, la grande scultura in resina cromata ispirata all’Uomo Vitruviano. Con quella che, per intrinseco significato, potrebbe essere definita “la scultura” di Scatolini, l’artista va oltre la dualità insita nella natura, sancendo un punto chiave di tutta la sua visione: “In tutti noi c’è una parte maschile e una femminile – dice il Maestro – Le abbiamo dentro, non possiamo strapparle. Il dualismo esiste ma non deve essere una separazione. Tengo tantissimo all’unione delle parti perché fa parte della vita”. L’Androgino, la cui idea arrivò mentre lavorava a una scenografia per il Teatro dell’Opera di Roma, è il suo compagno di viaggio: “Qualcosa mi disse di rifarlo, di reinterpretarlo, e così feci”.

E compagni di viaggio dell’artista sono anche i tanti i volti che, come anime imprigionate in procinto di liberarsi, sembrano uscire dai blocchi di marmo: Bisbiglio, Grida e sussurri o Uovo cosmico ipnotizzano il visitatore che, catturato, vorrebbe solo allungare la mano e toccare quella apparente impalpabilità: “Provengono dalla tradizione di mio padre, ritrattista – precisa sempre lo scultore – In essi ci sono i cinque sensi con cui leggiamo il mondo, anche se non tutto può essere scoperto in questo modo”.
L’arte di Otello Scatolini va oltre la scultura intesa come pietra scolpita e si afferma come libera espressione della consapevolezza di vivere in una dimensione in cui tutto ha un ordine da cui partire e in cui ritornare: vibranti nella loro staticità, le sculture raccolte all’Ex Mattatoio fan suonare lo spirito di chi le osserva. Il ciclo delle sette note musicali traduce infatti visivamente la vibrazione che muove il mondo: “La musica è vibrazione e il suono è coadiuvante importante nella creazione della realtà”, precisa. E anche la parola, presente e tangibile, è, come la musica, vibrazione.
Nata da un’idea di Ivana Della Portella, realizzata dall’ Azienda Speciale Palaexpo e promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, Armonia 5.0 – Allorché di due farete Uno raccoglie tutta l’essenza artistica e umana di Otello Scatolini, trasmettendone a pieno la forza emozionale e la visione metafisica.
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