Matteo Fasanella supera il mito e con il suo ultimo spettacolo Aeterno Dorian Club conquista il pubblico
di Maria Laura Pala
Chi non lo ha visto, nelle due settimane di programmazione al Teatrosophia di Roma, speri di poterne avere presto di nuovo occasione perché Aeterno Dorian Club – spettacolo scritto e diretto da Matteo Fasanella – è, senza dubbio alcuno, una di quelle non scontate occasioni in cui il teatro riesce ancora a regalare forti emozioni, catapultando gli spettatori in un’altra dimensione: con un testo coraggioso, mirabilmente scritto e portato in scena in maniera altrettanto magistrale, il fondatore della DarkSide LabTheatre Company propone al pubblico una personale visione de Il ritratto di Dorian Gray e riconferma la propria indiscutibile bravura, sia come autore che come regista.
Il capolavoro senza tempo di Oscar Wilde, i cui aforismi hanno riempito i diari cartacei di intere generazioni e continuano, ancora oggi, a essere condivisi e ricondivisi su quelli virtuali, viene ripreso dal genio di Matteo Fasanella che, estimatore e difensore della bellezza più autentica, rimescola, in nome dell’arte, le carte del romanzo, facendo scegliere al protagonista l’immortalità: Dorian, dopo aver scelto di non distruggere il proprio ritratto, sopravvive immutabile allo scorrere del tempo, e si ritrova, a più di centotrenta anni, proprietario di un nightclub nella Londra di oggi; qui, in balia dei propri vizi e tormenti, farà i conti, una notte, con particolari visitatori che, quasi spiriti dickensiani di Natali passati, lo costringeranno a riguardarsi indietro, oltre che dentro, fino ad arrivare a una inattesa quanto ovvia consapevolezza.

Non c’è noia per il pubblico che, fin dal suo ingresso in sala, non riesce a distogliere gli occhi dal palco: gli allestimenti scenici, firmati Alessio Giusto, ripropongono con originalità gli interni di un locale in cui è la perdizione a farla da padrona, mentre il disegno luci, dello stesso Fasanella, amplifica sia l’atmosfera che la completezza artistica del regista. In un dettagliatissimo gioco di luci e ombre che scandiscono i tempi e gli spazi dello spettacolo, gli attori della DarkSide offrono, come loro solito, il proprio meglio: Costantino Seghi, nei panni del protagonista nonostante fosse alla sua prima esperienza teatrale professionale, sorprende per la maturità e decisione con cui sostiene un’ora e mezza di spettacolo impegnativo e complesso, oltre che per la disarmante somiglianza con l’immagine di Dorian che quasi tutti abbiamo nella mente. Il resto del cast – già noto e apprezzato dal pubblico – regala interpretazioni tra cui è impossibile scegliere quale sia la migliore: iconiche Diana Forlani, divisa tra Zelda Fitzgerald e David Bowie; insostituibile nella sua palpabile delicatezza di spirito Sabrina Sacchelli, volto di Sybil Vane e Virginia Woolf; esilarante Nicolò Berti che, dopo aver firmato anche tutti i costumi, si alterna tra un deciso Basil Hallward, l’amico di Dorian artefice del dipinto, a un sorprendente Andy Warhol; difficile stabilire anche chi, tra Lord Henry Wotton e John Lennon, renda più giustizia all’impeccabile Lorenzo Martinelli, difficilmente raggiungibile nella sua bravura. È grazie soprattutto a loro se il regista ha potuto realizzare il carosello di personaggi che ha caratterizzato l’Aeterno Dorian Club, spettacolo intimo quanto definitorio del pensiero e dell’arte di Matteo Fasanella.
Ciliegina sulla torta la voce fuori campo di Gianni De Feo: con il suo timbro inconfondibile, chiude quello che è a tutti gli effetti un viaggio tra i desideri e le paure più nascoste, verso il senso più autentico dell’arte, della bellezza e della vita stessa. Perché l’unica a essere immortale è l’arte.
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