Con il testo di Daniele Veroli ed Elena Cifola, i tre giovani attori tornano sul palco con il loro primo progetto originale e raccontano la famiglia da cui tutti proveniamo
di Maria Laura Pala
Con Nevischio, riproposto al Cometa Off di Roma dopo il grande successo dello scorso anno al Teatrosophia, i giovani attori della Compagnia Australe si confermano essere la boccata d’aria fresca di cui si sentiva la mancanza: entusiasti, energici e con in testa ben chiara l’idea di teatro da portare avanti, Carmelita Luciani, Nunzia Ambrosio e Antonio Buonocunto arrivano diretti alla bocca dello stomaco, senza timore di far sentire la propria voce.
Scritta da Daniele Veroli ed Elena Cifola, la prima drammaturgia originale portata in scena da Carmelita, Nunzia e Antonio, sul palco con Marta Cherni e Lorenzo Martinelli, sotto la direzione esperta di Matteo Fasanella, è un commovente e disarmante ritratto di famiglia in cui chiunque, in un modo o nell’altro, può ritrovarsi: un racconto fresco, diretto e intimo che, pur tendenzialmente amaro, regala anche divertenti note di ilarità, riuscendo a strappare sorrisi intorno a quelle zone d’ombre che tutte le famiglie nascondono.
Tre sorelle, tre storie, tre caratteri diversi che faticano a trovare il proprio posto in casa e nel mondo, secondo le più antiche leggi universali familiari; solo la volontà della madre – unico vero collante di tutto, sempre e comunque – riuscirà, una volta venuta a mancare, a ristabilire la giusta armonia tra le tre. Un testo in cui vengono riportati episodi concreti di vita ispirati alle esperienze condivise dagli stessi protagonisti e adattate alle esigenze del palcoscenico. Obiettivo della compagnia è infatti raccontare storie vere e veritiere, realizzando, come gli stessi attori sottolineano, un teatro contemporaneo.

“L’idea di Nevischio nasce da una mia intuizione – racconta Nunzia – Avevo letto un testo che parlava di famiglia e mi venne il desiderio di portare in scena qualcosa che parlasse di me, di famiglia e dei problemi a essa legati. La proposta è stata subito accolta, trasformandosi in una idea nostra a cui tutti abbiamo contribuito. Siamo partiti dal desiderio di arrivare diretti alle persone, fare un teatro moderno, con pochi fronzoli, in cui raccontare quei rapporti umani che inevitabilmente nascono tra le persone e si nascondono sotto la superficie. Abbiamo sentito il bisogno di andare al nocciolo delle situazioni e parlare di quelle fratture umane che tutti percepiamo ma nessuno racconta”.
Un teatro che non è solo parole ed emozioni, ma anche profumi e sapori: gli allestimenti scenografici di Maurizio Marchini svelano interni in cui il tempo non è passato e ogni oggetto ricorda e amplifica il peso dei legami familiari, spesso opprimenti e castranti; tutto è reale, inclusi la polenta consumata intorno al tavolo e il caffè bevuto ripetutamente perché costante di ogni momento della giornata, come l’anima meridionale della Compagnia Australe sa bene.

Lo spettacolo è il risultato di una coralità di personaggi in cui tutti sono protagonisti: i cinque caratteri, perfettamente delineati dagli autori e dalla nota bravura del regista, si svelano al pubblico in tutte le loro fragilità, superlativamente interpretati dagli attori. Impeccabile l’interpretazione dell’appena ventiseienne Antonio Buonocunto che regala, nonostante la giovanissima età, una prova di grande maturità e professionalità. Sebbene ben noto e apprezzato, Lorenzo Martinelli continua a sorprendere per la straordinaria capacità interpretativa che gli permette, di volta in volta, di offrire personaggi dall’anima pulsante e tangibile. Sublimi nella loro semplicità e intensità Carmelita Luciani, Nunzia Ambrosio e Marta Cherni: tutte, uniche nelle loro peculiarità, disarmano lo spettatore, in religioso silenzio innanzi a una padronanza dei ruoli non comune.
Carmelita, Nunzia e Antonio: il teatro contemporaneo della Compagnia Australe
Animati dallo spirito caldo del Sud – ventinove anni Carmelita e Nunzia, ventisei Antonio – si sono incontrati durante la frequentazione della stessa accademia di cinema a Roma: “Ti va di fare uno spettacolo insieme?” chiese l’una all’altra, senza sapere che la vita le avrebbe poi fatte reincontrare: “Andavamo a teatro e ci rendevamo conto che mancava qualcosa che facesse realmente vibrare le corde – hanno detto – Abbiamo sentito l’esigenza di raccontare un tipo di teatro che non si vede spesso, in cui il pubblico percepisce il raccontato come vicino a lui. Vogliamo scuotere le persone, toccarle; non insegnare ma stimolare domande”.
La forza della Compagnia Australe è il loro essere una squadra compatta e ben definita dove ognuno conosce le proprie peculiarità e quelle degli altri: “Ciascuno ha un ruolo – spiegano – Nunzia, per esempio, è bravissima a occuparsi dei social o della grafica. Tutti i piccoli successi che stiamo raggiungendo ci sono grazie anche a lei e al suo impegno nel farci conoscere in un determinato modo. È raro trovare qualcuno con cui condividi la stessa mentalità, gli stessi valori e principi, qualcuno di cui ti fidi”.
Quartier generale in cui incontrarsi e punto di riferimento per tutte le figure che ruotano intorno ai progetti della Compagnia è lo spazio nel quartiere Monteverde che, risistemato e reso accogliente con le sole loro forze, è diventato una vera e propria casa per chiunque entri in contatto con loro: “Volevamo fosse un punto di incontro per tanti artisti – spiega Carmelita – uno spazio multifunzionale in cui le collaborazioni sono fondamentali. Vogliamo sia un posto accogliente in cui avere la possibilità di sentirsi a casa”.
La Compagnia Australe nasce nella forma, ma non nella sostanza, un anno fa, in concomitanza con il debutto del suo primo spettacolo. Se è da una intuizione di Nunzia che prende vita Nevischio, è invece da un desiderio di Carmelita che arriva il secondo spettacolo la cui messa in scena è prevista a marzo: “Abbiamo deciso di parlare in modo diretto e secondo lo stile australe dell’impatto che la bellezza estetica ha all’interno della società – spiegano – Anche questo è un argomento che fa parte della nostra vita e che si tende a considerare sempre più normale, ignorandone le ripercussioni. Un grande lavoro di studio è stato fatto dietro il significato della parola bellezza, sia oggettiva che soggettiva”.
“Chi fa teatro ha una grande responsabilità – sottolineano Carmelita, Nunzia e Antonio – Non vogliamo violentare psicologicamente le persone, ma far loro innescare un dialogo con se stesse. Ci prendiamo una grande responsabilità nell’affrontare tematiche che per alcuni sono tabù e per altri potrebbero non aver mai rappresentato una problematica”.
Come in Nevischio, anche nel prossimo spettacolo non mancheranno i riferimenti alle dinamiche familiari: “La famiglia sarà sempre presente all’interno di quello che andiamo a raccontare – precisano – Da lì partono tutti i problemi e le insicurezze di ognuno”.
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