Con Amore, lascia le scarpe sullo zerbino l’attore e regista romano racconta il dolore e la crisi di sé dopo la fine di un amore. Un romanzo sull’identità, la perdita e la violenza nel presente
di Maria Laura Pala
Lo si potrà preordinare per poco meno di quarantotto ore, dalle ore 17 del 9 febbraio – giorno, tra l’altro, del suo sessantaduesimo compleanno – fino al termine della giornata seguente, direttamente sul sito della casa editrice in crowdfunding Bookabook: il primo romanzo di Giovanni Nardoni – Amore, lascia le scarpe sullo zerbino – viene finalmente presentato al pubblico e consacra a scrittore il già noto attore e regista. Non semplice storia d’amore, ma romanzo esistenziale che, partendo dalla fine di una relazione totalizzante, racconta il percorso di disintegrazione e ricostruzione dell’identità di un individuo all’interno di una società sempre più violenta chiamata a fare i conti con le proprie paure.
Dopo mesi difficili e impegnativi, Giovanni Nardoni, conosciuto da oltre quarant’anni nel panorama teatrale italiano per la sua indiscutibile bravura artistica, inaugura una nuova fase della sua vita: con un libro che è visione e percezione, fa ammutolire, arrabbiare e commuovere.


“Lo definivo ‘il mio diario di parole soffocate in libertà’– precisa l’autore – Questo libro nasce nel 2019 come raccolta di pagine di sfogo, per poi divenire ben presto una abitudine: mi svegliavo ogni giorno alle cinque per scrivere e riempivo il mio attico a Torvaianica di post-it gialli dove appuntavo qualunque idea. Una mattina, mentre facevo colazione davanti al mare, ho deciso che non potevo limitarmi a buttare giù solo pensieri e ho iniziato a costruire intorno a essi una storia. Quante revisioni, correzioni, cambi di finale in questi anni…”.
Il protagonista – io narrante di cui non si conosce il nome – rifiuta di fuggire innanzi al dolore e si lascia attraversare restando fermo dopo aver messo in discussione identità, lavoro e memoria. L’incontro con Gabriele, un uomo privato dei ricordi da una malattia, diventa specchio radicale del narratore che vede nell’oblio l’unica soluzione all’eccesso di coscienza. Ma sarà soprattutto la comparsa di Abdel a rimescolare le carte e spingere la storia verso un finale inaspettato e imprevedibile. Tra perdita, desiderio e scrittura, il romanzo racconta una rinascita non consolatoria, dove l’amore va lasciato fuori casa per poter tornare vivi. “Il romanzo trasuda di ben due tipi di amore – spiega Giovanni Nardoni – Uno nel ricordo, l’altro in una travolgente realtà tanto zuccherosa quanto terribile nel suo finale”.
Con uno stile narrativo asciutto e diretto, Giovanni Nardoni sorprende anche nella scrittura, regalando pagine dense e profonde cariche di passione: “Quando scrivo un romanzo o metto in scena un testo teatrale, seguo lo stesso percorso – precisa – Vivo, osservo, sogno, faccio sì che immagini e parole si adattino; sono uno schiavo dei miei sogni e dei miei ricordi”.
Amore, lascia le scarpe sullo zerbino è anche dichiarazione di intenti e impegno sociale: “In tutto quello che faccio c’è politica – precisa il regista – L’arte, e dunque anche la letteratura, non può ignorare la sua funzione sociale e politica. La politica è vita. Nel romanzo i protagonisti si trovano ad amarsi e a lasciarsi in un mondo esploso, chiuso nella paura e nell’assenza di libertà. Ho voluto distaccarmi dal contemporaneo per poter dare una mia idea del mondo che la società sta costruendo e della voragine in cui perdersi che continua a scavare”.
Non è un romanzo autobiografico, ma un’opera identificativa del pensiero di Nardoni: “In tutto c’è il mio vissuto, le mie esperienze, le persone che incontro. In alcuni momenti il lettore rimarrà con il dubbio, domandandosi se sia vero oppure no. Io dico solo che la vita, a volte, sorprende più della fantasia”.

Tenero, commovente, inaspettato, duro, amaro, vero: Amore, lascia le scarpe sullo zerbino ha, nella sua solo apparente semplicità di lettura, la capacità di denunciare e far riflettere con quella esuberanza e genialità che tanto caratterizza l’arte di Giovanni Nardoni.
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