Guido Lomoro, quando il teatro è destino

Il Direttore Artistico di Teatrosophia si racconta. Storia di una passione tra impresa artistica, sacrificio personale e comunità teatrale

di Maria Laura Pala

Roma, via della Vetrina numero 7. Parlarne senza fare riferimento a lui è impossibile, non solo perché le loro storie sono indissolubilmente legate, ma perché l’uno è Teatrosophia e, soprattutto, Teatrosophia è l’altro: va infatti a lui, Guido Lomoro, il merito di aver creato una realtà che mancava e che in tanti oggi invidiano; una dimensione in cui tutto è Arte, che smuove gli animi e unisce spiritualmente sia attori che spettatori. Non un semplice spazio in cui portare in scena spettacoli, ma un ambiente che diventa casa per chiunque decida di lasciarsi conquistare e immergersi nella magia del teatro; un nome che, grazie alla sensibilità e lungimiranza dell’ideatore, è ormai garanzia di spettacoli di qualità.

(foto di Manuela Giusto)

Il Teatrosophia nasce nel 2018 da un piccolo seme piantato numerosi anni prima che darà vita a una passione disorientante, a un desiderio pulsante e a un grande sogno diventato poi realtà: “Guido, bambino molto insicuro e indeciso sul suo futuro, ha avuto a un certo punto una illuminazione ed è diventato grande. A un certo punto ha capito chi volesse essere e cosa volesse fare – racconta il Direttore Artistico del piccolo teatro off nel cuore di Roma – Avevo già una trentina di anni, ero laureato in legge e la vita sembrava ormai impostata: facevo l’immobiliarista, ero molto triste e infelice. Poi, un giorno, per puro caso, l’incontro con il teatro e nel giro di un anno cambia tutto”.

Non esiste una tempistica giusta per realizzare i propri sogni e la storia di Guido – e del Teatrosophia – ne è la dimostrazione. Da sempre appassionato di teatro, non aveva mai immaginato che sarebbe potuto diventare la sua vita: “I fatti concreti mi han fatto capire cosa volessi diventare – spiega il padrone di casa seduto su uno sgabello dentro uno stanzino subito prima dei camerini mentre fuori ci si prepara alla replica dello spettacolo che andrà in scena da lì a poco – Ero un giovane uomo estremamente chiuso e lunatico e quando una mia amica mi costrinse a iscrivermi a un corso di teatro ne fui terrorizzato. Però cedetti e ora sono un logorroico insopportabile”.

Guido Lomoro (foto di Manuela Giusto)

Ma Guido Lomoro non è logorroico, tantomeno insopportabile: è il pater familias che si prende cura della sua casa e dei suoi figli, con amore ed entusiasmo. “Gli artisti sono qua perché li amo – dice – Ho un grande rispetto per loro e sento il dovere di farli sentire a casa; li curo, li incontro e ci parlo. Deve essergli data una possibilità. Ho fatto tutto nella purezza e nella verità e, se un orgoglio c’è, è l’aver portato avanti Teatrosophia senza mai tradire me stesso. Tutto quello che ho fatto non l’ho fatto per Guido ma per una idea che ha il nome di questo posto e che vuole dare un piccolo contributo di bellezza e pulizia in questo orrendo mondo. È questo il mio obiettivo”.

In una società in cui sempre più spesso la tendenza è quella di sfruttare il prossimo, c’è chi sceglie di agire con correttezza dando il massimo, non per ottenere un riconoscimento dagli altri ma per lasciare qualcosa: “Ai giovani attori dico sempre di non puntare a essere bravi ma a fare un grande spettacolo – racconta il regista – L’obiettivo deve essere lo stesso per tutti; questo fa di un buon spettacolo un grande spettacolo e di una impresa una grande impresa”.

E Guido Lomoro non solo è stato in grado di allestire grandi spettacoli ma porta avanti con decisione, nonostante le innumerevoli difficoltà che il mondo dell’arte e della cultura incontra nel nostro Paese, un’impresa titanica che solo l’amore puro per il teatro può giustificare: “Teatrosophia rappresenta quasi tutto per me; tanto, a volte troppo – continua –  Mi occupa il novanta percento della vita in termini di tempo, in termini economici anche, con scelte da fare spesso dure. Da giovane ero benestante, oggi non ho spazi e tempi, soprattutto mentali, per fare altro. Si concentra tutto qui”.

Quella che sarebbe dovuta essere una semplice valvola di sfogo diventata così, per Guido, la vita stessa: “Aspettavo quelle due sere a settimana per togliermi di dosso i panni non miei e vivere – racconta – Il teatro mi ha dato la libertà e mi ha fatto scoprire lati di me che non conoscevo. Subito dopo la laurea, mio fratello, ingegnere con una società di costruzioni e ristrutturazioni, mi propose di lavorare con lui e occuparmi della parte immobiliare. Non avendo altre alternative, accettai e andai avanti per sette od otto anni fino a quando, dopo l’incontro con il teatro, non ebbi il coraggio di fare il passo a cui già da tempo pensavo”.

E quando si capisce finalmente quale è la destinazione finale non c’è niente e nessuno che possa ostacolare: “Dopo il primo anno, il corso che seguivo venne interrotto per vari motivi ma, insieme al gruppo che si era creato, chiedemmo all’insegnante che ci aveva guidato di continuare a seguirci. Accettò e preparammo uno spettacolo facendo le prove nella mia agenzia immobiliare. Mentre mi occupavo da assoluto neofita inesperto della parte organizzativa capii che era quello che avrei voluto fare nella vita, così iniziai a cercare locali in cui poter aprire una scuola. All’inizio mi occupavo solo della parte imprenditoriale e per un anno mi divisi tra il fare l’agente immobiliare la mattina e il direttore della scuola il pomeriggio. Andammo avanti così una decina di anni, in cui studiai e approfondii, poi misi un punto. Volevo questo, volevo Teatrosophia”.

La storia di amore e passione che accompagna la nascita e l’affermazione del Teatrosophia la si respira in pieno non appena si varca la stretta porta a vetri dell’ingresso; il primo volto che si incontra scesi i primi due gradini è sempre quello sorridente del Direttore Artistico, felice di accogliere nel suo piccolo gioiello: “Dopo quattro o cinque anni di limbo, in cui avevo pochi soldi e tanta serenità, mio padre, uomo di altri tempi e mio più grande sostenitore, ha deciso di andarsene, lasciandomi con la possibilità economica di abbandonare tutto quello che non faceva parte del mio sogno. Nel 2016, un gioco casuale di circostanze mi fece imbattere in un’amica con un fratello che stava vendendo questo spazio: quel giorno venni a vedere ciò che sarebbe diventato, dopo due anni di travaglio burocratico, Teatrosophia”.

Oltre cento serate l’anno, artisti di ogni età e spettacoli scelti con il cuore e l’occhio di chi ama quello che il palcoscenico è in grado di offrire: per riuscire in questo mondo si deve essere caparbi, ostinati e follemente innamorati del teatro. Come Guido che, anche nella scelta del nome del suo teatro, non nasconde i sentimenti che da sempre lo animano: “Sono due i motivi per cui si chiama così. Il primo è perché era il nostro amore, il nostro stile di vita – spiega – il secondo è perché avevo una Golden Retriever morta giovanissima di nome Sophia che stava sempre con me, accompagnandomi persino alle prove. Mi piace pensare abbia deciso di lasciarmi libero.” Oggi il ricordo in coccio di Sophia accoglie i visitatori nel foyer.

Di quanto fatto e di quanto continua a fare, Guido Lomoro può e deve essere orgoglioso: quella in via della Vetrina 7 è infatti una realtà totalmente autonoma e indipendente che, non potendo accedere a finanziamenti pubblici per le caratteristiche spaziali, può contare solo ed esclusivamente sulle proprie forze. E nonostante le difficoltà, il Direttore Artistico di Teatrosophia è inarrestabile, con uno sguardo rivolto sempre ottimisticamente al futuro: “Vorrei fare una nuova stagione completamente diversa in cui provare nuove sinergie – confessa – Sono circondato da tanti artisti che apprezzo per il modo di fare teatro, per le loro anime e visioni diverse. Questo significa fare teatro e questo è il futuro. Se uniamo le nostre forze e impariamo a mettere da parte l’ego avremo tutti più possibilità. Il mio prossimo sogno è questo”.

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