Tra musica medievale e narrazione giullaresca, I Trovatori portano in scena un teatro essenziale ma di forte impatto. Lo spettacolo appartiene al progetto narrativo I Racconti di Sepillo da Ypsigro
di Maria Laura Pala
Quello che più colpisce e rimane impresso della compagnia siciliana I Trovatori – in scena al Teatrosophia di Roma fino a domenica 15 febbraio con Riccardo III. Il potere a pezzi – non è l’evidente bravura interpretativa e tecnica di Giuseppe Vigneri, né il suggestivo accompagnamento musicale dal vivo del Maestro di chitarra Giuseppe Aiosi, ma il coinvolgente entusiasmo che li anima e il tangibile amore per la potente arte del teatro.

Riccardo III, liberamente ispirato alla tragedia di William Shakespeare, appartiene al progetto più ampio I Racconti di Sepillo da Ypsigro, ideato e interpretato dai due attori: ispirandosi alle giullarate medievali del XII e del XIII secolo, i due Peppe regalano al pubblico spettacoli dal sapore di altri tempi che fanno riflettere con lucidità e forza su temi importanti quali la pace, la libertà e la vita. Attraverso il giullare Sepillo da Ypsigro e il suo menestrello Netroio da Creta, I Trovatori accompagnano il pubblico in un universo narrativo fatto di re, regine e cavalieri, dove mito, leggenda e cronaca si intrecciano tra passato e presente, in un dialogo continuo. I Racconti di Sepillo da Ypsigro – Il prestigio di un popolo, La Pupara, Il mito della rosa rossa e Riccardo III – nascono dal desiderio di far riscoprire la figura del giullare, non semplice intrattenitore ma portavoce, con ironia e satira, di verità; colto e popolare al tempo stesso, il teatro di Giuseppe Vigneri e Giuseppe Aiosi vuole parlare a tutte le età, educando e divertendo al tempo stesso.

Vera protagonista di Riccardo III è la brama di potere che da sempre acceca e distrugge, portando morte e distruzione: “Avendo pagato un biglietto vi sareste aspettati sangue finto e cadaveri – dice Sepillo ai suoi spettatori poco prima di congedarli – ma è sufficiente prendere i vostri cellulari per averlo gratuitamente e senza finzione”. Dura e amara verità: gli uomini non imparano mai dalla storia. Al giullare e al suo menestrello non servono grandi oggetti scenici per dare l’impressione di essere molti di più: l’essenzialità della scena viene ampiamente compensata dall’ingegno e dalle capacità di ammaliare de I Trovatori. Tutto è studiato per trasmettere fedelmente le suggestioni di un altro tempo, come gli strumenti suonati da Giuseppe Aiosi, riproduzioni artigianali di strumenti musicali medievali fatte a mano da esperti maestri liutai.
Con una interpretazione decisa, potente e appassionata nonostante l’esiguo numero di spettatori, motivo in più per riconoscerne la grande professionalità, i due Peppe conquistano e vincono, offrendo un momento elevato di teatro di cui si può ancora fortunatamente godere e che perdere sarebbe un imperdonabile peccato.
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