“Torna fra nove mesi”, anatomia di un’assenza

Al Teatrosophia, il dolore che non arretra in un confronto frontale con la perdita. Parola, rabbia e fragilità in un corpo a corpo emotivo

di Maria Laura Pala

Senza fiato: lascia così Torna fra nove mesi, il testo di Evelina Nazzari in scena al Teatrosophia di Roma fino a domenica 22 febbraio. Tagliente, intenso e disarmante, è il canto intimo e sofferto di una donna – una madre – che mostra il proprio dolore per non soccombergli. Diretto da Angelo Libri e interpretato dall’autrice e Maddalena Recino, è un vortice emotivo che avvolge e trascina verso la sofferenza più grande, quella che non si può superare ma semplicemente abbracciare.

In uno spazio e in un tempo indefinito, in un non-luogo come quello dei ricordi, le due attrici si confrontano, parti della stessa anima, in un dialogo che è in realtà monologo: Maddalena urla la rabbia che Evelina tiene a bada mentre racconta come ci si sente – o non ci si sente più – di fronte al sovvertimento dell’ordine naturale degli eventi, innanzi a un genitore che sopravvive al proprio figlio. Non c’è filtro tra la scena e lo spettatore che, guardato negli occhi, ne entra a far parte: “Tu hai figli?” viene chiesto a uno che non può fare altro che rimanere impassibile, perché così si resta innanzi al dolore degli altri, incapaci di comprenderne fino in fondo il senso.

La penna di Evelina Nazzari è sublime, bisturi nelle mani di un chirurgo: con un sarcasmo intelligente, proprio di chi lo utilizza come armatura perché di profondità e sensibilità fuori misura, descrive quanto sia cinica la vita nel prendersi gioco di noi. Tutto, nel suo testo, è definito, diretto, vissuto; nessun giro di parole, solo pancia e cuore.

Perfettamente adeguati al testo e alle scelte registiche il disegno luci di Gloria Mancuso, che con un equilibrato alternarsi e contrapporsi di toni caldi e freddi ha saputo tradurre visivamente il subbuglio interiore, e la scenografia di Lodovica Cantono di Ceva, semplice ma imponente con il grande pupazzo bianco di carta che pende dal soffitto dietro la cassa di legno e corde centro di tutto. Le musiche di Francesco Crisafulli accompagnano dolcemente, quasi ad accarezzare l’animo, a consolare.

La vera forza della messinscena sono però loro, Evelina Nazzari e Maddalena Recino, potenti e dirompenti nelle loro due interpretazioni: l’una mostra la fragilità e stanchezza innanzi a una vita senza senso, l’altra lascia esplodere l’impeto e la rabbia che ci si costringe a tenere a freno. Laceranti.

Per la prima volta sul palco di via della Vetrina dopo numerose repliche in diversi teatri italiani, Torna fra nove mesi è uno spettacolo senza tempo, come senza tempo è l’amore per un figlio e il dolore nel perderlo. Una pièce di grande qualità e intensità che ti stritola l’anima come poche volte capita.

(foto di Maria Laura Pala)

©Riproduzione riservata

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