Intervista a Tiziana Lucattini, Direttrice Artistica del Centrale Preneste Teatro. Da realtà itinerante a stabile: “La trasmissione è fondamentale perché sebbene il teatro sia effimero non lo è l’eredità che può lasciare”
di Maria Laura Pala
Se ne parla poco, o comunque non abbastanza, quasi fosse meno importante di quello tradizionale, ma il teatro ragazzi – termine utilizzato per riferirsi agli spettacoli e alle compagnie teatrali dedicate ai bambini, alle scuole e alle famiglie – non solo è più diffuso di quanto si possa pensare ma è soprattutto di vitale importanza nella crescita umana e culturale dei più piccoli. A Roma, nel quartiere Pigneto, il Centrale Preneste Teatro è uno di quelli che ha fatto dell’attenzione all’infanzia la sua ragion d’essere, da oltre dieci anni in prima linea.

“’Ruotalibera’, la compagnia che gestisce Centrale Preneste, arriva da lontano – racconta Tiziana Lucattini, Direttrice Artistica del teatro dal 1983 e attrice, autrice e regista da molto prima – Siamo nati come cooperativa alla fine degli anni Settanta con Marco Baliani, attore noto soprattutto per aver reso famoso il teatro di narrazione introdotto da Dario Fo. È stato Marco a dare origine, con Maria Maglietta, a questa storica compagnia italiana che sin da subito ha avuto ben chiara la dedica all’infanzia”
Anche se oggi Ruotalibera è una realtà stabile e punto di riferimento consolidato per gli abitanti intorno a via Prenestina e oltre, non lo è sempre stata: “Quando entrai io, negli anni Ottanta, era una compagnia di giro – spiega Tiziana – Sono stati anni meravigliosi e avventurosi, anche se sfidanti non potendo contare sul conforto degli apparati che erano invece a disposizione del teatro ‘importante’. L’attività si svolgeva nelle periferie, nei luoghi emarginati, in quelli del ‘duro’. Oggi è cambiato tutto, anche se, quando andiamo a fare gli spettacoli, continuiamo a occuparci di ogni aspetto, dal guidare il furgone allo scaricare e caricare, montare e smontare… Siamo un po’ gli eredi dei vecchi girovaghi. Oggi mi manca un po’ l’aspetto pionieristico e avventuroso del teatro itinerante”.

Intorno agli anni Duemila però Ruotalibera inizia a sentire una esigenza particolare e si comincia a profilare il sogno di un luogo stabile: “Da quella che era un’attività artigianale siamo arrivati a desiderare una base che ci permettesse di crescere e passare dall’essere una compagnia di giro a una di comunità capace di crescere con costanza in un territorio, in grado di produrre spettacoli, farli vedere e, soprattutto, far crescere un pubblico di giovanissimi”.
Nel 2012 Centrale Preneste Teatro vede la luce: “Nasce per creare un centro interdisciplinare dello spettacolo dal vivo, in cui fare teatro, danza e musica – ricorda sempre la Direttrice Artistica – Si instaura subito con il territorio una relazione, soprattutto perché non ci limitiamo a presentare solo degli spettacoli ma iniziamo a fare laboratori di formazione e scuole di teatro, definendo sempre più quella dedica all’infanzia come dedica ai ‘senza voce’, che è poi il significato etimologico della parola”.
Non più girovaghi che intrattengono e insegnano al tempo stesso, ma punto di riferimento per una collettività: “Il passaggio alla stabilità è importante – continua Tiziana – perché la scuola di teatro permette la durata nel tempo. La trasmissione è fondamentale perché sebbene il teatro sia effimero non lo è l’eredità che può lasciare. Questo è stato un po’ il sogno che si è avverato con Centrale Preneste Teatro: un luogo che si può permettere il radicamento, il contatto con il territorio e la trasmissione dei saperi, trasformando e creando in qualche modo una comunità. Nel pomeriggio, durante i laboratori, vedi i figli della prima o seconda generazione di migranti che giocano o fanno i compiti insieme ai bambini e alle bambine di origine italiana. Un bellissimo esempio di interculturalità che è stato possibile proprio grazie all’apertura del nostro spazio. Visti i tempi bui che stiamo vivendo, una possibilità di accoglienza e contatto come questa è nutriente per tutti, per il territorio e per noi artisti”.
Una compagnia quasi tutta al femminile, con sei donne e due uomini, Ruotalibera ha sviluppato fin da subito numerose collaborazioni e affrontato temi importanti per la crescita: “Per noi questo è il teatro, non quello dell’intrattenimento, e lo abbiamo fatto fin dai tempi di Marco Baliani. La sfida è riuscire a raccontare queste tematiche a bambini dai tre anni in su. Si crea spesso l’equivoco che essendo teatro per l’infanzia debba essere solo didascalico, ma non è così: la guerra e la pace, il genere, la lotta alla violenza sulla donna, la sopraffazione maschile e la sorellanza femminile sono alcuni dei temi che vengono affrontati proprio perché ci piace che il teatro tratti tematiche importanti per noi adulti ,riuscendo però a trovare una relazione anche con i bambini. È il pubblico infantile a fare da ponte con gli adulti. Vogliamo ci sia coinvolgimento etico, fare riflettere, trasmettere valori e mettere il semino giusto nell’animo dei bambini”.

Scarpette rosse, spettacolo cult del teatro per l’infanzia scritto, diretto e interpretato dalla stessa Tiziana Lucattini, vincitore ai primi anni Novanta del Premio Stregagatto, è uno dei tanti successi del teatro dedicato ai più piccoli: “L’obiettivo, in questo caso, era parlare delle infanzie oppresse o emarginate, prende spunto dagli squadroni della morte in Brasile“, spiega Tiziana Lucattini.
Per Ruotalibera l’infanzia è sempre stata un campo poetico e non un mercato, una dimensione in cui indagare e trovare una relazione con quanto accade in questo mondo sempre più incapace di difendere i valori che vengono calpestati: “La condivisione di questi momenti tra adulti e bambini è fondamentale perché permette agli accompagnatori di essere prima esempio e poi voce di confronto quando a casa o a scuola si indagano le percezioni avute”, aggiunge Tiziana.
“Non ho mai pensato che, rivolgendomi ai bambini, avrei dovuto scrivere in un certo modo – precisa – Cerco chiaramente un linguaggio che possa arrivare, senza però senza fare sconti. Non è così diverso rispetto allo scrivere per gli adulti, anche se in quel caso è possibile usare molte più simbologie: abbiamo sempre pensato e voluto che i nostri spettacoli per l’infanzia fossero godibili anche per tutte le età, senza dover attuare una differenziazione. Del resto, uno spettacolo è buono quando ha una drammaturgia giusta con argomenti interessanti, attori bravi e una regia che sostiene. Abbiamo sempre cercato di tenere l’asticella alta perché adulti e bambini hanno chiavi di lettura diverse ma devono essere entrambe stimolati“.
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