Con Ho imparato a sognare unisce ritmo cinematografico, musica italiana e quattro personaggi che tra incontri casuali e ironia raccontano la speranza di ricominciare
di Maria Laura Pala
Quando qualche mese fa, ancora in fase di realizzazione, ne aveva anticipato l’essenza, Luca Giacomozzi non aveva tenuto nascosto il forte rimando alla commedia classica italiana degli anni Settanta e ora, andato finalmente in scena sul palco del Teatro Roma della Capitale, Ho imparato a sognare si conferma essere quel riuscitissimo esempio di comicità attenta e misurata che ci si aspettava. Con lo stile pulito e ragionato che lo contraddistingue, l’autore e regista è riuscito a confezionare uno spettacolo armonico e piacevole, regalando al pubblico quasi due ore di risate e spensieratezza.
L’impressione, fin dai primissimi minuti, è quella di non essere in teatro ma al cinema, talmente è precisa e completa la costruzione delle ambientazioni; gli stessi personaggi si svelano sul palco in maniera quasi più cinematografica che teatrale. Come già constatato in Ti scoccia se ti chiamo amore?, non un dettaglio della messa in scena viene lasciato al caso, dalle scenografie curate nei minimi particolari di Michele Funghi alle luci di Stefano Losito; le musiche, vera e propria colonna sonora e non semplice accompagnamento, sono strumento drammaturgico a tutti gli effetti pensato per accompagnare lo spettatore dentro la storia, soprattutto se sulle note inconfondibili di Lucio Dalla e Claudio Baglioni.

Due atti, due cambi di scena importanti e quattro personaggi disegnati nelle loro diverse sfaccettature: Luca Giacomozzi non delude e, forte di una scrittura drammaturgica potente che pochi hanno, dà vita a quattro prospettive diverse che non risparmiano né luci né ombre. La storia, pur nella sua semplicità a tratti prevedibile, funziona perché vera, intima, condivisa. Bruno, Michela, Mirko e Asia – interpretati magistralmente da Emiliano Reggente, Francesca Pausilli, Attilio Fontana e Claudia Ferri – sono quattro caratteri diversi che si incontrano inaspettatamente e fanno ancora sperare portando un messaggio di ottimismo e positività che spesso manca.
Luca Giacomozzi non ha bisogno di esagerare per colpire nel segno e con Ho imparato a sognare riporta a casa applausi e risate, soddisfazione più grande per chi, come lui, vuole far sorridere il pubblico.
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