Les fleurs du mal che fioriscono nell’indifferenza che ci avvolge

Al Teatrosophia la prosa poetica e visionaria di Marco Buzzi Maresca trasforma Gianni De Feo in un clochard romano che rilegge i versi di Charles Baudelaire trasformandoli in autobiografia dolente

di Maria Laura Pala

Due nomi che vanno ormai quasi di pari passo quelli dell’autore Marco Buzzi Maresca e dell’attore Gianni De Feo, di nuovo sul palco del Teatrosphia di Roma fino a domenica 15 marzo con Hanno ucciso Baudelaire (strani fiori): nessun altro avrebbe infatti potuto mettere in scena il nuovo spettacolo nato dalla penna elaborata del padre di Bianco. Il volto di Jackson Pollock e Lee Krasner se non il noto e apprezzato artista reduce dal successo del recital dedicato a Jacques Brel e Sergio Endrigo, oltre che dalla straordinaria interpretazione nei panni del pittore americano.

Un lungo e sofferente monologo dove a parlare non è il poeta simbolista francese anticipatore del decadentismo ma un barbone romano che ne prende il nome e ne ripercorre i versi collegandoli al proprio vissuto: ricoperto di stracci e con l’incontenibile pathos che lo contraddistingue, Gianni De Feo domina la scena per oltre un’ora, padrone indiscusso di una dimensione surreale in cui srotola la prosa poetica e ricercata di Buzzi Maresca.

Baudelaire-poeta e Baudelaire-clochard si confondono tra le miserie umane, non distanti reciprocamente nell’amore e nella sofferenza: una sfida introspettiva prima ancora che drammaturgica che si esplica nella teatralità dirompente di De Feo.

Un testo quello di Buzzi Maresca che, pur reso vivo dalla potenza interpretativa dell’attore, non si rivela questa volta pienamente adatto a essere portato su un palcoscenico come drammaturgia: dalla struttura narrativa complessa, intimamente lirico e a tratti disorientante, Hanno ucciso Baudelaire non arriva in maniera piena e diretta alla totalità del pubblico che, per comprenderlo e godere a pieno dei virtuosismi linguistici dell’autore, dovrebbe poterlo leggere e riascoltarlo più volte (condizione ovviamente non prevista durante uno spettacolo teatrale).

 Ciò non toglie però che quanto presentato sul palco di via della Vetrina sia così qualitativamente elevato sotto ogni aspetto da dover essere inevitabilmente apprezzato: la drammaturgia musicale firmata dal regista si amalgama armoniosamente con il testo, in una palette di emozioni amplificate dalla bravura di Gianni De Feo, che non si può non amare; i costumi di Janni Altamura e gli elementi scenografici di Roberto Rinaldi, con le luci di Gloria Mancuso, realizzano per gli spettatori un quadro essenziale e sospeso dove le vere protagoniste restano le parole. E Marco Buzzi Maresca, con il suo stile e la sua sensibilità, resta un autore da leggere e rileggere.

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