Mauro Toscanelli porta lo spirito ruccelliano al Teatro Tor Bella Monaca

Dal 9 all’11 aprile, con Quattro mamme scelte a caso il regista indaga il rapporto madre-figlio tra comicità feroce, deformazione identitaria e assenza totale di redenzione. Con lui, in scena, Gabriele Cantando Pascali, Vincenzo Longobardi e Fabio Fantozzi

Dopo l’indiscusso successo registrato lo scorso dicembre al Teatrosophia di Roma e la più recente replica al Teatro Comunale di Veroli poco meno di due settimane fa, l’omaggio ad Annibale Ruccello diretto da Mauro Toscanelli arriva sul palco del Teatro Tor Bella Monaca di Roma: dal 9 all’11 aprile 2026, l’universo disturbante dell’attore e drammaturgo campano sarà protagonista di Quattro mamme scelte a caso. Quattro ritratti – quattro monologhi – in cui il rapporto madre e figlio è portato al limite della sopportazione divenendo unico fil rouge di una operazione teatrale dichiaratamente radicale.

Non c’è nostalgia nello spettacolo scritto da Alessio Arena, Luigi Romolo, Massimiliano Palmese e Massimiliano Virgilio, ma una dedica diretta senza citazioni sterili: i testi proposti sono frutto di una riscrittura che affonda le mani nello stesso immaginario disturbante aggiornato a una sensibilità contemporanea che non fa sconti.

Gabriele Cantando Pascali, Vincenzo Longobardi, Fabio Fantozzi e Mauro Toscanelli daranno vita a quattro madri partenopee lontane da qualsiasi idealizzazione: non accoglienti, non protettive e non rassicuranti, vengono presentate come figure borderline immerse in un contesto degradato dove l’affetto si trasforma in controllo, dipendenza e ossessione.

Il dispositivo scenico è chiaro: ogni personaggio prende la parola e trascina lo spettatore dentro un microcosmo personale fatto di frustrazione, disillusione e cinismo. Non c’è evoluzione, né redenzione: solo una esposizione progressiva del disagio che trova nella lingua e nei tempi comici una via di sfogo tanto efficace quanto disturbante.

La scelta di affidare questi ruoli a quattro attori uomini non è esercizio stilistico ma scelta politica: in linea con la lezione ruccelliana, l’identità di genere diventa costruzione, maschera e artificio; il femminile non è rappresentato, ma attraversato, deformato e smascherato. Il risultato è un lavoro che funziona su due livelli: in superficie, una comicità feroce, quasi liberatoria; in profondità, un quadro umano che non concede appigli. Uno scarto che produce attrito e obbliga lo spettatore a leggere i personaggi per quello che fanno e dicono e non per quello che rappresentano.

Prodotto da Melancholia Teatro, Quattro mamme scelte a casonon cerca consenso ma lavora per attrito, mostrando relazioni svuotate, incapacità di empatia e un presente che ha perso qualsiasi tensione verso il futuro: l’obiettivo è restituire allo spettatore un’immagine scomoda ma riconoscibile delle dinamiche familiari contemporanee.

Il risultato è un teatro che non consola e non spiega, ma mostra, lasciando che il disagio faccia il resto. Il dispositivo è semplice e diretto: ogni personaggio prende spazio, racconta, espone. Non c’è sviluppo consolatorio, non c’è uscita. C’è accumulo. E dentro questo accumulo si inserisce una comicità involontaria, tipicamente ruccelliana, che funziona come valvola di sfogo ma amplifica il disagio invece di ridurlo.

Autore centrale del nuovo teatro napoletano degli anni Ottanta morto prematuramente nel 1986, nella sua drammaturgia Annibale Ruccello mette a sistema alcuni elementi chiave come marginalità sociale, identità instabili, ossessioni private e una lingua capace di oscillare tra realismo e deformazione. Opere come Le cinque rose di Jennifer o Ferdinando hanno ridefinito il modo di raccontare il disagio, portandolo fuori da qualsiasi lettura pietistica e trasformandolo in materia scenica cruda, spesso attraversata da una comicità disturbante.

Il quadro che emerge anche in Quattro mamme scelte a caso è netto: un mondo al capolinea, privo di prospettiva, incapace di immaginare qualsiasi forma di redenzione. In questo contesto, la follia delle quattro madri diventa l’unica energia disponibile, liberatoria sul piano teatrale e tragica su quello umano.

Quattro mamme scelte a caso non vuole mediare ma esporre. E nel farlo costruisce un’esperienza che funziona per sottrazione di alibi: niente psicologismi, niente giustificazioni, ma solo materia viva portata in scena fino al punto di rottura.

©Riproduzione riservata

Autore