“Ventunesimo secolo”, da monologo a mostra-spettacolo

Il testo di Massimo Napoli fil rouge del lavoro corale di sette artisti che creano dal vivo. Arti visive e scena si fondono in un dispositivo unico

Sarà un progetto insolito e inedito quello che verrà presentato al pubblico del Teatro di Documenti di Roma domenica 3 maggio alle ore 19: non una pièce nel senso tradizionale del termine, ma una vera e propria mostra-spettacolo in cui arte e teatro si fonderanno in un’unica dimensione. In Ventunesimo Secolo, ispirato all’omonimo monologo scritto da Massimo Napoli – autore e regista dell’iniziativa – sette artisti realizzeranno dal vivo le proprie opere e i propri interventi, trasformando il suggestivo spazio di via Nicola Zabaglia 42 in una fucina artistica.

Gli artisti di Progetto 8 e de Le Officine Universali abbandoneranno per l’occasione i propri studi e laboratori, lavorando direttamente in scena e offrendo così agli spettatori un lavoro corale unico nel suo genere. Attraverso le competenze artistiche specifiche di ognuno, il progetto espositivo si trasformerà gradualmente in spettacolo, unendo disegno, pittura, fotografia, videoarte, arte digitale, performance, voce, musica, scenografia digitale e drammaturgia.

Ventunesimo secolo vuole essere uno spaccato del conflitto di vita che caratterizza la nostra epoca: il testo di Massimo Napoli, rivelando provocatoriamente un’ardua difesa dei valori di una società capitalistica e possessiva che mette sempre più a rischio la difesa del pianeta e degli uomini, dà il via agli interventi delle diverse espressioni artistiche.

In scena Daniele Contavalli (pittura performativa), Laura della Gatta (improvvisazione all’arpa e scultura tessile), Claudio Marani (scenografia digitale, suoni e performance), Massimo Napoli (testo, voce e regia), Enrico Pulsoni (fare un libro), Claudia Quintieri (videoarte e fotografia) e Giuseppe Scelfo (azione pittorica interattiva).

Se questa è la tendenza, dovremmo tornare a vivere nelle foreste – scrive Massimo Napoli nel monologo teatrale intorno a cui è stata poi realizzata la mostra-spettacolo – che si sbrighino invece ad abbattere quella amazzonica, quel viluppo di rami e spine, quel caos primordiale”.

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