Annelise Del Morrone e Mary G rompono il ghiaccio al Teatro Hamlet con una serata dedicata al famoso genere comico statunitense. I presupposti ci sono, manca l’esperienza
di Maria Laura Pala
È stata una serata dedicata alla stand-up comedy quella che lunedì 27 aprile ha visto il Teatro Hamlet di Roma ospitare Annelise Del Morrone e Mary G, le due coraggiose comedian che, sulla scia delle tendenze statunitensi, hanno cercato di portare in scena quella sempre più famosa comicità che non vuole consenso ma provocazione.
Lo spettacolo Le Agrae Pontinae, così intitolato per le origini agro-pontine delle due protagoniste, rispetta l’impianto minimale caratteristico della stand-up contemporanea, con al centro di tutto la scrittura e intorno solo un palco nudo e un microfono: l’operazione però funziona a metà, segnata dalla mancanza di una concreta interazione con il pubblico in sala, elemento chiave di questa forma di intrattenimento.

Se Annelise Del Morrone riesce a portare sul palco una interpretazione frizzante, con una buona gestione del ritmo e un testo che mantiene l’attenzione degli spettatori, Mary G appare meno centrata nel ruolo, colpa forse anche del suo essere visibilmente emozionata: il registro autobiografico è usato in entrambi casi con intelligenza, ma il dialogo con la platea appena accennato mantiene l’insieme più vicino a una comicità tradizionale che a una vera e propria stand-up comedy. La complementarità tra le due, alternatesi in scena, appare più costruita che istintiva e priva la serata di quel pizzico di imprevedibilità tipico dei comedy club americani.
Ecco perché Le Agrae Pontine è uno spettacolo che intrattiene senza però sfruttare a pieno le potenzialità a disposizione.
Nata tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento negli States dal desiderio di sganciarsi dalle forme di varietà tradizionale, la stand-up comedy arriva in Europa diversi anni più tardi. In Italia inizia a svilupparsi intorno agli anni Duemila, inizialmente legata a contesti televisivi che la vedono poi migrare nei live club, dove cerca di costruire oggi una grammatica più aderente ai codici internazionali: meno personaggio, più autore, più interazione in tempo reale. L’opposto purtroppo di quanto potuto osservare al Teatro Hamlet.
(foto di Grazia Menna)
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