Tutto è arte, tutto è teatro

Con il suo monologo Ventunesimo Secolo, l’attore e pittore Massimo Napoli denuncia la deriva della società con ingegno e bravura

di Maria Laura Pala

Inizia con una vigorosa risata – come a volersi prendere gioco dei presenti – Ventunesimo Secolo, la mostra-spettacolo che domenica 3 maggio ha portato gli artisti di Progetto 8 e de Le Officine Universali nei suggestivi spazi del Teatro dei Documenti di Roma. Data unica per uno spettacolo singolare che ha registrato il tutto esaurito.

Ad accompagnare il pubblico in quello che è stato a tutti gli effetti un sogno schizofrenico in perfetto stile avanguardistico la voce di Massimo Napoli, regista e autore del monologo intorno a cui tutto è stato costruito: moderno Virgilio in un girone dantesco popolato di artisti – inevitabile l’associazione, rafforzata ancor di più dalle fiamme proiettate su una delle quattro pareti della sala – l’attore provoca gli spettatori regalando una interpretazione impeccabile del sarcastico elogio della società capitalistica contenuto nel testo da cui lo spettacolo ha preso il nome. Intorno a lui, ognuno isolato nella propria arte, Laura della Gatta, Claudia Quintieri, Daniele Contavalli, Claudio Marani, Enrico Pulsoni e Giuseppe Scelfo.

Vera protagonista dello spettacolo è però l’arte che, nelle sue diverse declinazioni, diventa espressione universale dei valori e dei bisogni dell’Uomo: passando dalla pittura alla musica, dalla videoarte alla scenografia digitale, i diversi interpreti, pur non comunicando direttamente tra loro, si muovono orchestralmente diretti da Massimo Napoli, deus ex machina.

In Ventunesimo Secolo, il pubblico non è solo spettatore della performance ma ne diventa parte integrante, quasi a ricordare che non ci si può limitare a osservare passivamente quanto accade intorno perché inevitabilmente destinato a travolgerci. Tutto nella messa in scena viene esasperato, inclusi i silenzi e i tempi di attesa. Gli artisti, non più chiusi nei loro studi e laboratori, si svelano alla curiosità esterna.

Il risultato è un geniale ribaltamento della consuetudine e un omaggio alla disarmante capacità espressiva e comunicativa dell’Arte. Il testo di Massimo Napoli è una tagliente e ricercata poesia che si prende gioco della nostra cecità: una società emancipata non si sporca le mani con la terra ma con il sangue, chiosa infatti beffardo.

©Riproduzione riservata

Autore