Grande successo al Teatrosophia per l’ultimo spettacolo di Bruno Petrosino firmato Stefano Ferrara
di Maria Laura Pala
Sono due gli elementi che rimangono impressi dopo la visione de Il gioco delle forme, la pièce provocatoria scritta e diretta da Stefano Ferrara: l’intensa e toccante interpretazione di Bruno Petrosino, capace di portare avanti in totale autonomia un monologo di ben oltre un’ora e mezza, e il magistrale disegno luci di Gloria Mancuso, a cui si deve, pur non vedendola citata né nella locandina né altrove, il merito di aver dato vita a suggestioni visive potenti e di rara bellezza. Tutto il resto è contorno, testo incluso.
In scena al Teatrosophia di Roma da giovedì 14 a domenica 17 maggio, lo spettacolo di Stefano Ferrara è al tempo stesso sarcastica presa in giro della società e omaggio spontaneo alla magia del dare la vita. Emidio Desderi è un uomo incinto che, già alle prese con le difficoltà dell’età adulta – trovare lavoro e compagnia – si ritrova a dover affrontare da solo anche le complicazioni di una gravidanza la cui scientifica inspiegabilità non sembra palesarsi: le rinunce, le incertezze e le paure per quello che verrà diventano il perno intorno a cui far sviluppare l’intera vicenda, viaggio introspettivo a cavallo di ricordi più o meno teneri e aspettative più o meno rosee.
Con Il gioco delle forme Ferrara non si inventa niente di nuovo: quando debuttò per la prima volta L’uomo incinto, lo spettacolo ideato e realizzato dalla celebre coppia Dario Fo e Franca Rame, era il 1977 e da allora non sono mai mancati al cinema e in teatro riferimenti al tema; ma già prima del teatro contemporaneo miti antichi, satira e paradossi non hanno disdegnato il soggetto. Niente di innovativo e rivoluzionario pertanto nel racconto che vede Petrosino indossare i panni del protagonista, anche se lo scalpore vergognosamente suscitato in rete dalla locandina dello spettacolo ancor prima dell’andata in scena ha dato l’impressione di dimostrare il contrario (ma del resto, si sa, le madri degli stolti – per restare in tema – sono sempre incinte).

Il testo, per quanto letterariamente ben scritto e indubbiamente apprezzabile nella forma e nei contenuti, si presta purtroppo poco a una resa teatrale adeguata che, complice anche la lunghezza, ha visto il pubblico perdersi soprattutto sul finale, sia per stanchezza che per inevitabile confusione.
Originali e interessanti alcune scelte registiche – come le tavole di legno che richiamano allo stesso tempo una culla o una bara – rese ancora più impattanti dalla notevole capacità interpretativa tirata fuori da Bruno Petrosino: sicuro di sé e con un tangibile coinvolgimento emotivo, il protagonista è stato pienamente padrone del palco e del ruolo che interpreta.
Emidio Desderi è un uomo incinto ma Il gioco delle forme non è il racconto della sua gravidanza e del suo parto – non solo almeno: è un manifesto politico, un diario di pensieri, un guardarsi allo specchio; una pacca sulla spalla ai bambini che eravamo.
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