Dall’11 al 13 settembre Dancescreen in the Land 2026 – Respiro al Centro porta nel Parco Archeologico dell’Appia Antica tre giornate di spettacoli, performance e pratiche partecipative. Un percorso in cui il patrimonio non è soltanto lo sfondo, ma diventa parte della creazione
Non assistere semplicemente a uno spettacolo, ma attraversare un luogo, ascoltarne la memoria e lasciarsi guidare dal movimento: è questa la direzione di Dancescreen in the Land 2026 – Respiro al Centro, che dall’11 al 13 settembre porta la danza contemporanea nel Parco Archeologico dell’Appia Antica, trasformando uno dei paesaggi più identitari di Roma in uno spazio di relazione tra corpo, storia e comunità.
Dopo l’apertura a Bracciano, il festival prosegue il proprio itinerario scegliendo un contesto che, per sua stessa natura, mette in discussione il confine tra spazio scenico e spazio vissuto. Qui l’archeologia non costituisce una semplice cornice monumentale, ma diventa materia con cui confrontarsi, paesaggio da attraversare e memoria da reinterpretare.
Il programma costruisce su questo rapporto la propria identità. Prima degli appuntamenti serali, il pubblico sarà accompagnato dall’archeologa Lavinia Venturi in una passeggiata archeologica. Il cammino diventa parte integrante dello spettacolo, un modo per entrare fisicamente nel luogo prima ancora che inizi la performance.
Il corpo come misura del tempo
Ad aprire la tre giorni, venerdì 11 settembre, sarà ZERO•POINT•SEVEN della MP3 Dance Project, con regia e coreografia di Michele Pogliani.
Il lavoro affronta il tema del tempo, della percezione e del cambiamento attraverso una scrittura coreografica essenziale e dinamica. Un tema che assume una particolare forza proprio all’interno dell’Appia Antica, dove la stratificazione del tempo è materialmente inscritta nel paesaggio.
Alle 20 sarà quindi la volta di Luci e Ombre, progetto dell’Accademia Nazionale di Danza, che propone un percorso tra repertorio e contemporaneità. Le giovani e i giovani interpreti dell’Accademia attraversano alcune delle poetiche più significative della danza del Novecento e della scena contemporanea, da John Neumeier a José Limón, passando per Mauro Bigonzetti, fino alla nuova creazione degli studenti del II Biennio della Scuola di Coreografia.
La prima giornata mette così immediatamente a confronto due dimensioni: da una parte il corpo contemporaneo alle prese con il tempo e la trasformazione, dall’altra la memoria della danza che continua a essere reinterpretata dalle nuove generazioni.

Quando il caso entra nella coreografia
Sabato 12 settembre il festival sposta ulteriormente il proprio baricentro verso la partecipazione.
Al centro della giornata c’è Happening, Again!, progetto ideato da Gabriella Stazio per Movimento Danza e realizzato per Canova22. L’ispirazione arriva dalle esperienze del Judson Dance Theater e della Grand Union, esperienze che hanno messo in discussione il concetto tradizionale di spettacolo, attribuendo un ruolo determinante alla relazione tra performer, pubblico e spazio.
All’interno del progetto trova posto Keywords – Il metodo del caso, una struttura coreografica aperta nella quale il caso diventa principio compositivo. Non esiste quindi una ripetizione perfettamente identica della performance: ogni presentazione nasce dall’incontro tra interpreti, pubblico e luogo.
È un passaggio particolarmente coerente con la filosofia di Respiro al Centro: il patrimonio non viene semplicemente osservato ma attraversato e riattivato attraverso la presenza delle persone.
La serata prosegue con Lust Duet di Artemis Danza, coreografia di Monica Casadei, ispirato all’universo di Otello, e con Suggestioni Shakespeariane, creazione di Ricky Bonavita per Excursus / PinDoc, che porta nel linguaggio del corpo la dimensione poetica e drammatica dell’opera di Shakespeare.

L’acqua, la natura e una domenica diversa
Il percorso nel Parco Archeologico dell’Appia Antica si conclude domenica 13 settembre tornando alla dimensione partecipativa di Happening, Again! e Keywords – Il metodo del caso.
A chiudere la manifestazione sarà Acqua Madre, produzione di ResExtensa Dance Company con coreografia di Elisa Barucchieri.
Nato dalla residenza artistica realizzata presso Borgo Acqua Paola, il lavoro mette in relazione danza, acqua, canto e paesaggio. Anche in questo caso il luogo non rimane sullo sfondo: entra nella creazione e contribuisce a determinarne l’esperienza.
Forse proprio qui emerge il senso complessivo della tappa romana di Dancescreen in the Land. Per tre giorni l’Appia Antica diventa un laboratorio nel quale linguaggi differenti – archeologia, danza, musica, performance e partecipazione – possono incontrarsi senza che nessuno di essi debba rinunciare alla propria identità.
Il festival propone una diversa idea di fruizione del patrimonio: non soltanto guardare un monumento, fotografarlo o attraversarlo distrattamente, ma abitarlo attraverso il corpo. Il cammino archeologico, la performance, l’improvvisazione e la creazione contemporanea diventano parti di una stessa esperienza; il pubblico non è più soltanto spettatore ma cammina, osserva, ascolta, entra nello spazio e ne modifica, anche solo temporaneamente, la percezione.
È questo il punto di incontro tra passato e presente cercato da Respiro al Centro: far respirare il patrimonio attraverso il contemporaneo e utilizzare il contemporaneo per tornare a guardare il patrimonio con occhi diversi.
Il programma
Venerdì 11 settembre
17.30 – Passeggiata archeologica con Lavinia Venturi
19.00 – ZERO•POINT•SEVEN, MP3 Dance Project
20.00 – Luci e Ombre, Accademia Nazionale di Danza
Sabato 12 settembre
17.30 – Passeggiata archeologica con Lavinia Venturi
18.30 – Happening, Again! con Keywords – Il metodo del caso
19.30 – Lust Duet, Artemis Danza
20.00 – Suggestioni Shakespeariane, Excursus / PinDoc
Domenica 13 settembre
17.30 – Passeggiata archeologica con Lavinia Venturi
18.30 – Happening, Again! con Keywords – Il metodo del caso
20.00 – Acqua Madre, ResExtensa Dance Company
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