L’Associazione Canova22 trasforma il cuore di Roma in una fucina di arte, visione e contemporaneità. D’Alessandro: “I giovani devono essere portati a rivedere teatro e cinema come espressione dei propri sogni”
di Maria Laura Pala
La terza e ultima tappa di Dancescreen in the Land non poteva che essere organizzata in quel cuore pulsante di arte e storia da cui tutto è partito: dopo le energie vibranti del lago vulcanico di Bracciano e le suggestioni del Parco Archeologico dell’Appia Antica, il Festival di Danza Contemporanea pensato e realizzato dall’Associazione Canova22, con la guida sensibile di Fiorenza D’Alessandro, arriva all’antica fornace tanto cara ad Antonio Canova e senza la quale niente ci sarebbe stato, neppure il nome. “L’idea nasce dalla fortuna di aver scoperto, proprio dietro piazza del Popolo, questo spazio antico – racconta Fiorenza D’Alessandro, ideatrice del progetto e Direttrice Artistica della manifestazione – Dopo varie ricerche si è scoperto che quel luogo murato, abbandonato dal Comune come se niente fosse, era in realtà la fornace in cui il Canova cuoceva i propri bozzetti. Da qui prendono il via tutte le ricerche e le idee che portano prima, nel 2015, alla nascita di Canova22 e, sette anni dopo, alla prima edizione di Dancescreen in the Land”.

Non solo valorizzare l’immenso patrimonio artistico e archeologico a disposizione ma soprattutto dare voce alle innumerevoli individualità creative che intorno a esso nascono e si sviluppano: questo l’obiettivo ultimo che si prefigge di raggiungere l’associazione di Fiorenza D’Alessandro, oggi alla quarta edizione di quello che è molto più che un semplice festival e vede collaborazioni che vanno oltre i confini territoriali.
Nel cuore di Roma, tra l’Accademia di Belle Arti e il Conservatorio di Musica “Santa Cecilia”, in un groviglio di strade dove l’arte non è mai mancata, si afferma lenta ma decisa, ispirata dal genio innovativo del Canova, l’anima di Canova22 e delle identità che la contraddistinguono: “Da quando è nata l’associazione – precisa la fondatrice – abbiamo sempre seguito i progetti del vecchio padrone di casa. Era un genio, non solo per le sue opere ma perché, da buon veneziano, aveva creato in questa strada una vera e propria factory dove aveva il proprio studio, gli allievi che sbozzavano il marmo, la fornace in cui cuocere i lavori e il porto di Ripetta da cui far salpare le opere trasportate via fiume. Il principale esponente dell’arte neoclassica aveva creato a tutti gli effetti la sua fabbrica”. Un ingegno imprenditoriale senza eguali che, tra fine Settecento e inizio Ottocento, diede vita a un sistema perfetto a cui fare riferimento ancora oggi e che l’Associazione romana vuole far rivivere: “Noi portiamo avanti Antonio Canova; lui è ispirazione di tutti i nostri progetti – precisa Fiorenza D’Alessandro – Non è solo l’artista ad averci conquistato ma anche e soprattutto il suo genio e la sua capacità organizzativa, che è quella che manca oggi. Non esistono artisti artigiani in grado di capire la realtà e inserirsi in essa”.

Fiorenza D’Alessandro e Maria Laura Pala (foto di Edmund Kurenia)
Con altrettanta passione e inventiva, Fiorenza D’Alessandro ha intuito come il creatore di Amore e Psiche potesse diventare anche volano di interdisciplinarietà, facendo nascere al civico 22 di via Canova una fucina artistica che ritrova nel passato lo spirito della contemporaneità: “Canova era stato il primo soprintendente degli scavi archeologici sull’Appia Antica e questo ci ha permesso di collegarci con quest’ultima – spiega la Direttrice Artistica – Non a caso i reperti attaccati fuori dal suo studio provenivano tutti da quello che oggi è diventato un sito UNESCO. Napoleone in persona lo aveva incaricato di soprintendere i primi scavi, dando il via all’archeologia romana. Da qui l’idea di unire arte, movimento, musica e danza a questa archeologia meravigliosa”.
Nella scelta dei luoghi della quarta edizione di Dancescreen in the Land c’è un fil rouge che li unisce tutti: il substrato del lago di Bracciano, teatro della prima parte del Festival, collega, attraverso un’unica strada sotterranea, sia il centro di Roma, con la fornace del Canova, che l’Appia Antica: “È stato importante per noi seguirla tutta – aggiunge Fiorenza D’Alessandro – Il Festival nasce subito dopo la pandemia con il desiderio di portare l’arte all’aperto in maniera tale che tutti potessero goderne”.
Lo spazio raccolto e circoscritto della chiesa sconsacrata di San Nicola a Capo di Bove, tra le grandi tombe di via Appia Antica, lascia il testimone a un palcoscenico altrettanto d’eccezione in cui danza, tecnologia, memoria e visione si intrecciano nel segno della contemporaneità: l’antico spazio in cui circa tre secoli fa prendevano vita i putti di Antonio Canova ospita oggi mostre, installazioni ed esibizioni che accompagnano visitatori e spettatori in un viaggio emotivo e percettivo.

Un programma altrettanto stimolante e accattivante quello che segna questo terzo tempo di Dancescreen in the Land e che si concluderà il 19 ottobre. Fino al 17 settembre, la mostra immersiva “Lindsay Kemp – For You! Un sogno verso l’Oriente”, tributo alla poesia teatrale di Kemp e al suo amore verso il Giappone a cura di Daniela Maccari e David Haughton, in scena ogni sera, fino al 15, alle 19 e alle 20. Una lezione tematica dedicata al teatro kabuki si terrà lo stesso giorno alle 18.30. Il 20 e il 21 settembre sarà invece il momento dell’omaggio a Pina Bausch – “Pina!” – firmato Monica Casadei e affidato alla Compagnia Artemis Danza. Tre le esibizioni quotidiane, a partire dalle 18. La MP3 Dance Project andrà invece in scena il 26 e il 27 con “LIMEN”, lavoro immersivo intorno ai concetti di censura, trasformazione e libertà. Doppia esibizione, alle 19 e alle 20. Spazio ai giovani invece il 28 settembre: una serata a cura degli studenti MP3 Dance Project under 25 diretti da Michele Pogliani con “Own Work / Atelier Cinema”, laboratorio creativo aperto al pubblico che esplora la danza ispirata al linguaggio e all’estetica cinematografica. A partire dalle 18. Il 3 ottobre, alle 19, “Il cuore del maestro” firmato Francesca Pesce, nuova creazione della Compagnia ResExtensa. Il 5 ottobre, sempre alle 19, “Not Just Right Dance” di Marco Munno e ARB Dance Company, un racconto danzato sul disagio e la tensione dell’abitare il presente, progetto vincitore del contest NEW DANCE GENERATION VI EDIZIONE. A chiudere le danze invece, dal 9 all’11 ottobre, una creazione della stessa Fiorenza D’Alessandro ed Edmund Kurenia ispirata ad Alfred Hitchcock, coproduzione Canova22 e Associazione APS Magica: “Effetto Vertigo”, con la danzatrice Ginevra Campanelli.

Con Dancescreen in the Land, Canova22 ha portato la danza dove non c’era, offrendo un valore aggiunto sia a chi non aveva mai visitato le aree archeologiche e sia a chi, pur conoscendole, sentiva il bisogno di altro, da cui anche la necessità di un festival itinerante in grado di toccare luoghi diversi e pubblici maggiori. L’attenzione di Fiorenza D’Alessandro e della Canova22 è però tutta verso i giovani, che devono essere stimolati e portati a vedere teatro e cinema come espressione dei propri sogni: “I giovani oggi vivono sulle punte – dice la colonna portante di tutto il progetto, incontrata al tramonto tra il Castrum Caetani e le mura di San Nicola – O sono già affermati perché appartenenti alla generazione precedente o fanno veramente difficoltà. È importante portarli a danzare in posti come questi perché in questo modo conoscono le proprie radici e possono proiettarsi verso il futuro. I nostri sono giovani che andranno a danzare in Germania, in Olanda o in Belgio perché purtroppo qui in Italia la danza non è un lavoro remunerativo, adeguatamente professionale. Sono ragazzi che hanno una visione importante della città in cui hanno studiato e venire qui fa parte del loro DNA”.
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